di Marco Torricelli
La spending review del Comune di Terni, ma soprattutto i metodi adottati per attuarla – in particolare sulla manutenzione del verde pubblico – provoca polemiche e nemmeno tanto velate.
Il verde La storia è semplice: il comune assegna i lavori per la manutenzione del verde pubblico alla ‘Europa agricola’, che ha fatto un’offerta al ribasso del 54% rispetto alla base d’asta e si scatena il putiferio nel mondo delle cooperative sociali: con proteste molto forti – anche durante l’ultimo consiglio comunale – da parte di un gruppo di lavoratori che denunciavano di aver perso il posto anche a causa di questa decisione. Ma non solo.
Il Durc L’assegnazione dei lavori, infatti, sarebbe stata fatta dal comune – la motivazione è quella consueta: l’urgenza – senza aver ricevuto tutti i documenti necessari e, in particolare, il Documento unico di regolarità contributiva (il Durc). Il che, ovviamente, non significa che a ‘Europa ecologica’ non sia stato rilasciato. Di fatto, però, non lo ha consegnato in comune. Tanto che non sono stati pochi, tra i consiglieri comunali, a chiedere se non fosse meglio soprassedere e verificare meglio le cose.
Il sindacato Alessandro Rampiconi, della segreteria della Cgil, dice che «suscita stupore apprendere che il Comune di Terni continua ad assegnare lavori in appalto con la logica del massimo ribasso. Più volte abbiamo ribadito che con tale procedura non si garantisce né la qualità del servizio, né il rispetto dei diritti dei lavoratori». Proprio in un momento come questo, «di profonda crisi del nostro territorio e non solo – spiega Rampiconi – è sbagliato scaricare tutto sull’anello più debole, considerando che una fetta importante dei lavori di manutenzione è assegnato a cooperative di tipo ‘B’, che sopportano costi particolari, per rispondere ad una categoria di lavoratori che altrimenti non troverebbero risposta nei classici canali del mercato del lavoro».
Le perplessità L’esponente della Cgil, poi, prosegue: «Ci era parso di capire che il Comune di Terni, volesse abbandonare le vecchie procedure che hanno prodotto negli anni disservizi e, contemporaneamente, una pletora di lavoratori poveri che non trovano dignità nel lavoro per il pubblico». E ricorda che «il regolamento al piano regolatore sociale, che prevede l’inclusione socio-lavorativa delle fasce deboli, pur con i limiti e le perplessità già espresse, poteva essere un primo importante passo per inserire delle regole necessarie per garantire gli obiettivi e soprattutto la trasparenza della pubblica amministrazione».
