di M.To.
Come sempre poco convenzionale. L’amministratore apostolico della diocesi di Terni, monsignor Ernesto Vecchi, celebrando in cattedrale la messa di ringraziamento di fine anno, ha lanciato un monito chiaro e forte.
Il ripensamento L’esortazione di monsignor Vecchi è quella di puntare ad un ripensamento generale: «Lo stile di vita della società e la prassi ecclesiale hanno bisogno di una profonda revisione, per superare la crisi che le ha colpite a livello europeo: l’individualismo utilitarista, da un lato, e la crisi di fede dall’altro lato». Seguendo le indicazioni di Benedetto XVI: «Un’autocritica dell’età moderna, accanto a un’autocritica del cristianesimo moderno».
Gli indirizzi Per il cristianesimo, ha ricordato monsignor Vecchi, «sta dando i suoi orientamenti Papa Francesco, con direttive che spingono i credenti verso uno stile di vita essenziale, più attento ai poveri, più dinamicamente rivolto alle ‘periferie’ della società. Ma anche la società civile ha bisogno di un dimagrimento: in questi ultimi decenni si è riscontrato una riduzione della ‘povertà assoluta’, ma, nel contempo è cresciuta gravemente la ‘povertà relativa’, con l’aumento delle disuguaglianze tra le persone».
La messa Alla celebrazione sono intervenuti il prefetto di Terni, Gianfelice Bellesini; il sindaco, Leopoldo Di Girolamo; il vice presidente della Provincia; Vittorio Piacenti d’Ubaldi, le autorità militari, i canonici e sacerdoti e, nel messaggio augurale per il nuovo anno, monsignor Vecchi ha ricordato che nel 2014, nella diocesi, è stato indetto «un anno straordinario di preghiera per le vocazioni sacerdotali».
Caino e Abele Nella società attuale, secondo il presule, prevalgono contrapposizioni e crisi perché «questa vocazione è mortificata sempre più dalla ‘globalizzazione dell’indifferenza’, che promuove la ‘cultura dello scarto’, che induce al disprezzo e all’abbandono dei più deboli, considerati ‘inutili’. Questo dimostra che le etiche contemporanee, costruite sul politicamente corretto sono inefficaci». Allora, si è chiesto monsignor Vecchi, «perché, dopo duemila anni di cristianesimo nelle società sembra prevalere lo spirito di Caino anziché quello di Abele? La risposta va cercata nell’uso della nostra libertà. Il prevalere di Caino è la causa prima della disgregazione sociale, della violenza a tutti i livelli, dell’aggravarsi della crisi economica e morale. Tale situazione deriva dall’egoismo che ha spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia».
