di M.T. e F.T.
Una catena. Per interrompere – momentaneamente – una storia secolare. A pochi mesi dalla ricorrenza ufficiale dei cento anni di vita, infatti, venerdì mattina il tribunale di Terni ha imposto la chiusura di uno dei locali, anzi ‘del’ locale simbolo della città: Pazzaglia.
Battaglia legale Il sequestro cautelare dello storico locale ternano è stato disposto dal giudice Massimo Zanetti, in seguito all’istanza presentata dall’avvocato Giovanni Ranalli, legale di Raffaello Federighi. «La richiesta – spiega il legale – è stata avanzata perché il mio assistito, dopo aver acquistato dalla società Pazzaglia di Stefano Amici sia il marchio che i beni presenti e dopo aver sottoscritto anche un regolare contratto di locazione con i proprietari della struttura, non è mai riuscito ad entrare in possesso dell’attività, nonostante le numerose richieste avanzate».
Attesa Dopo l’applicazione dei sigilli, il giudice ha nominato anche un custode giudiziario. Nell’udienza già fissata per il prossimo 17 luglio, le parti esporranno al giudice la propria posizione, in attesa della decisione definitiva. «Il progetto di Raffaello Federighi è quello di rilanciare il locale, anche attraverso una serie di interventi di ammodernamento – spiega l’avvocato Ranalli – Purtroppo tutto ciò non è stato finora possibile per il ‘dietrofront’ del signor Amici che però non ha più alcun titolo sul bene. Il dato di fatto, confermato dalle carte, è che Raffaello Federighi è il nuovo conduttore della struttura, proprietario del marchio Pazzaglia, dei beni mobili e di diverse attrezzature presenti all’interno del locale».
L’imprenditore Federighi – che era direttore generale della Meraklon ai tempi in cui il proprietario, Giampaolo Fiorletta, era finito in carcere e che fu oggetto a sua volta di un provvedimento restrittivo, poi annullato dal Tribunale del riesame – aveva confermato nei giorni scorsi di voler avviare subito un’importante operazione di recupero e rilancio, salvaguardando le maestranze presenti.
«Azione giudiziaria temeraria» La replica di Stefano Amici arriva direttamente dallo studio legale Morcella che lo assiste: «abbiamo avuto incarico dal signor Stefano Amici, titolare della storica pasticceria Pazzaglia, di improntare ogni difesa ritenuta utile e doverosa per reagire alla temeraria azione giudiziaria intrapresa dal signor Raffaello Federighi, in suo pregiudizio». Dallo studio Morcella parlano di «sequestro giudiziario illegittimo e, come tale, da revocare. Per questo – spiegano i legali in una nota – stiamo approntando atti giudiziari di varia natura per contrastare attivamente un fatto foriero di elevatissimi danni patrimoniali e di immagine»
Il braccio di ferro va avanti da diversi giorni e sembra destinato a proseguire a lungo. La catena apposta venerdì mattina, al di là degli aspetti legali, ha anche un forte valore simbolico: il caffè Pazzaglia è un ‘pezzo da novanta’ della storia sociale e culturale di Terni. E quei sigilli hanno destato una forte impressione in tanti cittadini.
La storia Era il 13 dicembre del 1913, quando Spartaco ‘lu leone’ Pazzaglia, pasticcere con la vocazione dell’imprenditore per vocazione dette vita ad un locale che ha segnato la storia della città, dotandolo di un sofisticato arredamento interno, creato da Cesare Bazzani. Alla pasticceria, il 31 maggio 1939 venne concesso il ‘Brevetto della real casa’ per le fornutire di alta pasticceria alla famiglia reale. Pazzaglia è anche uno dei sei locali umbri inseriti nel prestigioso ‘club’ del locali storici d’Italia.

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