Il comitato di solidarietà nazionale di Terni nel corso della sua ultima riunione ha richiesto al consigliere regionale Claudio Ricci di valutare «la possibilità di inserire nella nuova legge regionale del Commercio, in corso di deliberazione, un articolato che vada, sulla falsariga di quella francese, a regolamentare gli sprechi alimentari e disciplinare quindi il conferimento a fini di solidarietà alle associazioni di volontariato da parte dei supermercati, dei prodotti in eccesso,  cibi invenduti o in scadenza». Una idea che dunque punta a riutilizzare il cibo avanzato dalle tradizionali catene in favore di chi è in difficoltà.

La proposta «Il comitato di solidarietà nazionale – si legge in una nota del gruppo – rileva infatti l’esistenza di tante, troppe norme e vincoli che rendono difficile per il singolo supermercato, ed anche per il singolo negoziante,  una consegna volontaria della propria merce in esubero, altresì destinata alla distruzione. Sarebbe importante  che la Regione Umbria vada a recepire e regolamentare  tale possibilità, eliminando situazioni di spreco in favore di coloro che ne hanno maggiormente bisogno». Il comitato ora punta a «coinvolgere le associazioni di categoria dei commercianti, oltre alle forze politiche e sociali della città e della regione». Alla iniziativa, oltre al consigliere regionale Ricci hanno aderito i ‘Movimenti civici per Terni’ e non solo.

Proposta in Regione L’idea diventa anche una proposta che arriva sui banchi della Regione anche tramite il consigliere comunale ternano di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Marco Cecconi, il quale ha inoltrato l’idea al suo collega a Palazzo Donini Marco Squarta. «Sulla scorta dell’esperienza francese e nelle more di una legge nazionale che in Italia metta fine agli sprechi alimentari – scrive Cecconi in una nota – l’Umbria potrebbe dare il buon esempio e varare norme regionali che disciplinino il conferimento obbligatorio, da parte dei supermercati, delle derrate in eccesso alle associazioni di volontariato. La legge francese nata da una petizione popolare e sostenuta in Parlamento da tutti gli schieramenti impone dall’anno scorso alla grande distribuzione di stipulare delle convenzioni con gli enti caritatevoli, per il conferimento gratuito di quelle tonnellate di cibo altrimenti destinate a finire nella spazzatura. E impone multe salatissime a carico di chi non si attiene a  queste regole, finalizzate ad un riutilizzo totale del cibo invenduto, sia a beneficio di poveri e senza tetto, che per l’alimentazione degli animali e per la produzione di compost per l’agricoltura».