Una manifestazione No inc

di M.T.

Lanciano l’allarme. Ma anche accuse. Gli ambientalisti; che sabato daranno vita alla prima manifestazione unitaria – si sono dati appuntamento, alle 16, nel piazzale dell’Atc, accanto alla stazione – dei comitati e associazioni che si oppongono ad inceneritori, centrali a biomasse e biogas; non si fidano.

La manifestazione Questa iniziativa, dice Fabio Neri, portavoce del comitato ‘NO inveceritori’, «cade proprio in questi giorni in cui la Regione, insieme ai ‘signori della monnezza’ sta, secondo noi, pianificando l’emergenza rifiuti in Umbria. Si sente parlare di discariche colme, di impianti in cui bruciare il Css, cioè il combustibile da rifiuti, di smaltimento e impiantistica insufficiente, ma nessuno dice che l’avvio della differenziata porta porta spinta, del riciclo e compostaggio, sarebbe sufficiente a diminuire progressivamente il conferimento in discarica senza ricorso all’incenerimento».

L’emergenza Il fatto, secondo gli ambientalisti «è che l’emergenza consente di derogare dalle leggi e, soprattutto, di avviare gestioni commissariali al di sopra delle istituzioni locali: l’emergenza di fatto è ad oggi un grande affare per chi controlla discariche e inceneritori, che nel nostro caso peraltro è sempre Acea. Per Orvieto e Terni la soluzione dovrà essere comune, solidale e dal basso, contrastando chi su ogni fronte la logica, che non ci appartiene, secondo la quale per la soluzione di uno si pensa di poter penalizzare l’altro».

Green economy Quella di sabato, insiste Neri, «sarà l’occasione per dare inizio ad una serie di iniziative che porranno al centro della discussione gli incentivi pubblici dati alle così dette fonti rinnovabili e assimilate, finanziamenti alla produzione di energia elettrica ‘pulita’ dalla combustione di rifiuti o biomasse e che sono l’unico vero affare di questa ‘green economy’, poco green e molto economy».

Gli incentivi Senza i provvedimenti incentivanti, dicono gli ambientalisti, non sarebbero nati come funghi biodigestori o centrali a biomasse, la Tozzi Holding non avrebbe acquistato l’inceneritore Printer e Acea non avrebbe avuto interesse a riattivare il suo impianto. Sicuramente ha contribuito poi la legislazione e nazionale e regionale che di fatto ha ‘liberalizzato’ il settore tanto da far raggiungere in due anni la quota di circa 40 impianti in tutta la regione, sulle cui ricadute ovviamente non vale il principio di precauzione bensì le valutazioni ex post: vediamo quanto inquina».

I diserbanti Un altro allarme, intanto, arriva da Italia Nostra: «L’amministrazione municipale – dice il presidente, Andrea Liberati – per combattere le erbe infestanti, sembra stia impostando un esteso ricorso a diserbanti, i cui composti chimici, com’è noto estremamente volatili, rischiano di finire nei terreni attigui ai bordi delle strade, con un altro piccolo contributo ai danni della salute umana, a dispetto di tutte le rassicurazioni di legge». Senza trascurare gli animali, «da quelli domestici a quelli selvatici, facilmente avvelenati dagli erbicidi, anche considerando che queste creature non sanno leggere gli avvisi, pur lugubri, affissi al riguardo dai funzionari preposti». E propone di tornare «ai sistemi naturali, oppure allo sfalcio meccanizzato assieme a una ripulitura sistematica di quintali e quintali di rifiuti abbandonati ai margini delle strade».

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