di Massimo Colonna

«Il documento passa all’unanimità». Un’ora e mezza di assemblea e Gino Venturi, segretario provinciale della Uil Fpl, scandisce i punti del programma votato da tutti i settanta genitori presenti nella sede del sindacato. «L’obiettivo è mantenere la preparazione in loco dei pasti; creiamo una commissione con genitori e tecnici del Comune per studiare le alternative; abbiamo chiesto un incontro al sindaco; il 31 agosto saremo in seconda commissione consigliare e se le cose non cambiano il 7 settembre occuperemo pacificamente il consiglio comunale». Tanta carne al fuoco dopo la decisione della giunta di chiudere le mense delle scuole materne Valenza, Grillo Parlante, San Clemente e San Michele con il conseguente arrivo dei pasti da una ditta esterna. «Sarà dura – sospira Venturi – ma con il buon senso ce la possiamo fare».

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Questione di qualità Al tavolo anche Alessia Antonelli, presidente provinciale Adoc-Uil Terni (Associazione per la Difesa e l’Orientamento del Consumatore) e Sergio Silveri, rappresentante Uil per il Comune. Davanti al tavolo la platea di genitori agguerriti, una settantina. Qualcuno con il bambino. «Il nostro obiettivo prioritario – spiega Venturi in apertura – è tenere aperte quelle cucine. Ne vale prima di tutto per la qualità del servizio e quindi per il benessere dei bambini, poi anche per una questione economica. Il discorso del risparmio è secondario. Ma anche in questo caso il Comune non ce la racconta giusta».

Il retroscena «A fine agosto – svela il segretario provinciale Uil – la giunta ci ha convocati per fare il punto della situazione e ci ha comunicato la soppressione delle cucine dei quattro plessi scolastici. A quel punto abbiamo reagito con sorpresa, visto che si trattava di una semplice comunicazione: tutto infatti era stato già deciso. La ragione ufficiale è stata una sola: risparmiare».

Quanto si risparmia: il caso Valenza Secondo i calcoli della Uil l’esternalizzazione del servizio di ristorazione scolastica farebbe passare il costo di un pasto 6.23 a 5 euro. «E non da 11 a 5 euro come sostenuto dall’assessore Carla Riccardi», spiega Venturi. «Ma al di là del costo la nostra è una battaglia di qualità, perché non si può risparmiare sempre sui servizi e mai sugli sprechi. Inoltre nella scuola di Valenza il costo del pasto ora è di 5 euro, ossia lo stesso di quello che il Comune vuole inserire. C’è da chiedersi, perché abbassare la qualità allo stesso prezzo?».

Carta dei servizi Il sindacato mette sul tavolo poi la questione della Carta dei servizi. «Il Comune non può assumere impegni con i cittadini attraverso la Carta dei servizi e poi non rispettarli. In quel documento c’è scritto che nelle scuole la priorità va data alla qualità del servizio ai bambini. Noi non siamo contrari a tutti i costi: se il Comune ha problemi economici cerchiamo un’altra strada per risolverli, ma le cucine non si toccano».

La rabbia dei genitori Prima della votazione finale poi la parola passa ai genitori. «Perché come forma di protesta – spiega un padre operaio dell’Acciaieria – non facciamo uscire i nostri figli poco prima dei pasti?». «Quando iscrivo un bambino a scuola – ragiona una mamma – firmo un contratto con il Comune per avere un determinato servizio. Ora invece quel servizio non c’è più: non si possono cambiare le regole in corsa». «Dobbiamo organizzare una raccolta firme per avere più peso», propone qualcuno. Altri invece la vedono diversamente: «Se la sono presa con le scuole più piccole perché vogliono farci fuori e accorparci tutti in un unico plesso. Così da tagliare ancora i costi». Poi si vota il programma: tutti favorevoli, nessun contrario.

Twitter @tulhaidetto     

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