di Marco Torricelli
Il problema, loro, lo hanno denunciato da tempo. E il caso di Alessandro Ridolfi, l’uomo che afferma di essersi ammalato gravemente dopo essere entrato in contatto con i liquami provenienti dalla discarica della Tk-Ast che sovrasta la galleria ‘Tescino’ della Terni-Rieti, alimenta i dubbi e le paure.
Gli ambientalisti Giuseppe Rinaldi, del Wwf, ricorda che «abbiamo domandato più volte a Tk-Ast di investire sul recupero della scoria. Non provvedere da tempo comporta conseguenze, oltre a una speciale responsabilità sociale d’impresa. Tra tutte, un ininterrotto accumulo di rifiuti, fino a esaurimento totale dei volumi consentiti dalla norma e dalla conformazione naturale delle discariche autorizzate: dunque fino a quell’emergenza assoluta cui non siamo affatto lontani (c’è chi ipotizza, tra i tecnici delle istituzioni preposte al controllo, una ‘autonomia’ di sei mesi, per quella discarica; ndr)».
L’Aia Tanto più, rincara Andrea Liberati, di Italia Nostra, «che l’autorizzazione integrata ambientale, rilasciata nel 2010 già imponeva «entro 24 mesi di passare progressivamente a un sostanziale regime di recupero e riutilizzo nella gestione delle scorie d’acciaieria», mentre delle quasi 600mila tonnellate di scorie annuali, ad oggi verrebbe recuperato il solo refrattario esausto. Un’inezia».
Le tecniche Tk-Ast, polemizzano Rinaldi e Liberati, «parla di uso delle ‘migliori tecniche disponibili’ in tema di protezione ambientale. Ci permettiamo di dissentire: la vicenda di Prisciano è solo la punta dell’iceberg. Eppure sulle scorie un big player quale Arvedi opera con buoni risultati da almeno cinque anni, riducendo al minimo il conferimento in discarica, come ben sanno i dirigenti locali.
La richiesta Le associazioni ambientaliste chiedono, insomma, «che Tk-Ast rinunci all’ulteriore espansione delle discariche, peraltro richiesta al ministero dell’ambiente con un progetto discutibile: da una parte, infatti si propone il ‘sormonto’ di parte della zona ‘A’ ove furono allocati per qualche decennio i rifiuti urbani di Terni, mai ‘bonificati’. E poi si ha l’ardire di voler ampliare pure la discarica della zona ‘B’, Valle, in direzione della cascata delle Marmore, che così si avvicina da 2 a un chilometro e mezzo, con devastante sfregio al paesaggio e quantità pari a 7 milioni di tonnellate di scorie ulteriori».
Le domande Italia Nostra e Wwf pongono degli interrogativi importanti e chiedono se questa sia «la migliore tecnica disponibile» e se sia «corretto procedere in tal modo», ma anche se «davvero si pensa che, con montagne di scorie a buon mercato, l’azienda si mantenga competitiva», mentre è «con la filiera del recupero che si aiuta l’impresa a primeggiare, vista la possibilità di rivendere il prodotto con grossi guadagni, limitando inoltre il ricorso a risorse vergini del pianeta».
Il caso Ridolfi Quanto accaduto ad Alessandro Ridolfi, «vittima dei veleni sotto le discariche – affermano gli ambientalisti – rappresenta un severo monito per l’intera nostra comunità: una storia che può essere occasione di riscatto e di progresso. Tk-Ast inveri dunque le prescrizioni dell’Aia, abbandoni le soluzioni tampone, cambi paradigma e investa fortemente per la protezione ambientale a Terni». Secondo loro, è già tardissimo.
