di Massimo Colonna

«Lascio una Fondazione basata sulla politica del costruire, del conciliare. Ci sono stati dei progetti non portati a termine, ma il nostro lavoro è sempre stato costruttivo e continuerà ad esserlo. Le divergenze con il sindaco sui nomi del comitato? Guardi, il sindaco l’ho salutato prima come sempre. Se ci sono stati punti di vista differenti sono stati superati». Mario Fornaci, in carica dal novembre 2010, va a tutto campo nella sede della Fondazione Carit, per quella che sarà la sua ultima uscita pubblica. Sotto il quadro intitolato ‘La cascata delle Marmore’ di Abrahm Louis Rodolphe Ducros, il presidente uscente è circondato da praticamente tutto il comitato. In un discorso di sei pagine ecco il suo bilancio.

I fondi Se si parla di Fondazione Carit il pensiero va subito agli investimenti per le attività del territorio, anche perché «il nostro istituto sembra l’ultimo baluardo con un gruzzolo cospicuo», ha spiegato Fornaci.  «Dal 2010 al 2015 la Fondazione ha deliberato oltre 24 milioni di euro nei settori ricerca scientifica, arte e cultura, sanità, istruzione, volontariato e sviluppo locale. Un risultato lusinghiero, ottenuto grazie al lavoro costante del consiglio di amministrazione, che ha saputo gestire in modo oculato e corretto il patrimonio». La Fondazione nel 2015 ha registrato un avanzo d’esercizio di 6,9 milioni, un risultato che consentirà al nuovo consiglio di erogare 4 milioni nel 2016. Il patrimonio dell’ente di Palazzo Montani è salito da 152 milioni del 2010 a 194 milioni del 2015.

I progetti Tra i progetti più significativi che Fornaci ricorda ecco «la donazione della Pet Tac all’ospedale Santa Maria per un impegno di spesa di oltre 1,5 milioni; l’acquisto di un mammografo per il ‘Centro salute Donna’, la dotazione di stazioni di ventilazione polmonare per la Gestione blocchi operatori, i 240 letti ospedalieri». Poi tanti altri: «Nei due settori della ricerca scientifica e dell’istruzione la Fondazione ha sostenuto in questi sei anni il polo scientifico didattico di Terni e i corsi universitari di Narni con oltre 2,3 milioni. Altri consistenti impegni di spesa sono stati deliberati per progetti di ricerca con ricaduta internazionale effettuati presso i laboratori universitari ternani».

Le incompiute Il cruccio di Fornaci sono però le incompiute. «Duole ricordare che purtroppo il cda, suo malgrado, non ha potuto portare a termine durante il suo mandato il restauro della fontana di piazza Tacito, per il quale ha stanziato 258.000 euro al Comune di Terni. Dagli ultimi atti si è appreso che la soprintendenza ha sbloccato un primo intervento e che il Comune ha approvato il progetto esecutivo volto ad una prova di stacco di una porzione di mosaico, operazione propedeutica al restauro vero e proprio. Altra nota spiacevole è sicuramente il risanamento del teatro Verdi, per il quale la Fondazione, pur avendo offerto il proprio sostegno al Comune di Terni fin dal 2010, non ha trovato la necessaria convergenza sotto il profilo progettuale. Infine il progetto di copertura dell’anfiteatro Fausto, voluto e sostenuto dalla Fondazione come iniziativa senz’altro innovativa e unica nel suo genere in Italia, ma proprio per questo motivo poco apprezzata evidentemente dalla Soprintendenza che al momento ha posto il suo veto».

I rapporti con il sindaco In prima fila anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo, il quale non è intervenuto. Sulle recenti tensioni tra i due enti per via dei nomi proposti dal primo cittadino come membri del comitato respinti dalla Fondazione, il presidente Fornaci ha gettato acqua sul fuoco: «Se ci sono stati punti di vista differenti sono stati già superati. Noi lavoriamo per costruire. Con il sindaco il rapporto resta assolutamente come sempre». Mercoledì intanto terminerà il mandato di Fornaci con l’elezione ufficiale del nuovo presidente.

Il futuro per la Cgil «Chiusa la partita delle nomine nel comitato di indirizzo speriamo ci si possa concentrare ora sull’avvio di una nuova stagione per la Fondazione». Ad affermarlo in una nota è Attilio Romanelli, segretario generale della Cgil di Terni. «La situazione resta complessa e richiede un rinnovato impegno per le diverse istituzioni cittadine. Un impegno caratterizzato in primo luogo dalla ferma volontà di perseguire l’interesse generale. Tutti siamo convinti che quanto accaduto dal 2008 ad oggi ha modificato radicalmente il contesto sociale ed economico e se questa convinzione ha un valore, coloro che possono e hanno le forze debbono, nell’interesse generale, rendersi protagonisti». Di qui la proposta avanzata più volte dal sindacato ternano: la costituzione di un fondo rotativo in grado di sostenere nuove attività e il mondo della ricerca. «Uno strumento possibile e necessario – prosegue Romanelli – se davvero la comunità ternana intende conservare la sua natura di città industriale».

Twitter @tulhaidetto

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