La fontana prima dei lavori

di Marco Torricelli

Martedì inizia ufficialmente, ma potrebbe fermarsi subito, la fase più delicata del restauro della fontana di piazza Tacito e si dovrà decidere cosa fare dei preziosi – quanto ormai irriconoscibili – mosaici di Corrado Cagli, che ne sono – insieme al pennone già rifatto – la caratteristica predominante. Ma Italia Nostra, l’annuncio viene dal presidente della sezione ternana, Andrea Liberati, «chiederà di bloccare il restauro».

L’assemblea «Chiederemo ufficialmente, sulla base del regolamento interno – dice Liberati – che l’assemblea dei soci della Fondazione Carit (Italia Nostra è socia; ndr) sia urgentemente convocata a seguito delle notizie che stanno emergendo sui mosaici della fontana» e che «si congeli la fase del restauro fino a quando non saranno ufficialmente chiarite le colpe di tale vergogna, che è diritto-dovere di tutti individuare, mentre la dirigenza della fondazione – dice Liberati – sembra aver deciso di andare avanti lo stesso, nonostante sia certamente mancata un’adeguata analisi preventiva del quadro generale, nonostante non si sia mai registrata la necessaria manutenzione programmata negli anni, nonostante il suo stesso assordante silenzio dinanzi al crescendo di atti vandalici perpetrati nel tempo contro quella stessa fontana che oggi si vorrebbe recuperare».

I mosaici La richiesta e l’affondo di Italia Nostra fanno seguito alle notizie in base alle quali i preziosi mosaici di Cagli, che compongono la fontana, sarebbero ormai talmente degradati da non poter essere restaurati: «ma si ricorda a tutti – dice Andrea Liberati – che non è possibile demolirli, se non dopo l’autorizzazione del ministero, eventualità cui Italia Nostra si opporrà con forza».

L’assessore Sui mosaici, l’assessore comunale ai lavori pubblici, Silvano Ricci, che conferma il ridimensionamento dell’intervento sul complesso della piazza, sembra avere pochi dubbi: «C’è una relazione tecnica (realizzata dalla società La Venaria di Torino; ndr) secondo la quale le tessere sono irrecuperabili». Che somiglia molto ad una condanna definitiva per i mosaici restaurati nel 1995.

L’Udc Ma proprio quei lavori sarebbero indicati, nella relazione, come una delle cause del degrado delle tessere, tanto che il capogruppo in consiglio comunale dell’Udc, Enrico Melasecche, attacca frontalmente: «Ho chiesto più volte di utilizzare film che isolassero i mosaici e di proibire l’uso di materiali acidi per le pulizie, ma ho anche ricordato spesso che si doveva assolutamente impedire che si camminasse sopra i mosaici, ma è stato come parlare a dei sordi».

Le responsabilità La Fondazione, rincara la dose il presidente di Italia Nostra «è soggetta a una disciplina molto severa relativamente alla conservazione del proprio patrimonio e non può intervenire come un bancomat, con ingenti somme di denaro, se esistono – come esistono – precise e altrui responsabilità al riguardo. Fin quando non si cambierà metodo, facendo anzitutto pagare chi ha sbagliato, siamo autorizzati a pensare che quanto accaduto potrà ripetersi, tanto nessuno mai risponderà». L’Assemblea dei soci, insomma, «deve riunirsi anche per delimitare severi confini – materiali e morali – rispetto ai propri, futuribili, nuovi interventi, giungendo a prevedere la redazione di patti scritti con i propri beneficiari. Accordi la cui rottura imponga precise azioni di responsabilità, quale che sia l’interlocutore della fondazione».

TernIdeale Sull’argomento interviene anche l’associazione TernIdeale, che all’amministrazione comunale di «rendere pubblica, per intero e non per estratto, magari attraverso il sito internet istituzionale, la relazione valutativa della società ‘La Venaria’ di Torino sullo stato. Ciò consentirebbe ai cittadini tutti di conoscere direttamente, e non ‘de relata’, le vere condizioni della fontana monumentale e le ipotizzate cause che le hanno determinate».

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