di Marco Torricelli
Una bella frenata, di quelle che lasciano il segno. Sull’asfalto e non solo. A spingere a fondo sul pedale è stata l’assemblea della fondazione Carit, che ha chiesto un sostanziale ridimensionato del progetto di revisione dello statuto messo a punto dall’avvocato Nicola Molè.
I punti salienti Per cominciare l’assemblea ha chiesto che il nuovo statuto sia reso più somigliante a quello attuale per quanto concerne, spiega uno dei fautori di questa tesi, «lo spirito originario della fondazione e la sua reale rappresentatitivà delle varie istanze che provengono dal territorio». Insomma, il drastico taglio dei membri dell’assemblea e degli enti o associazioni che rappresentano, non ci dovrà essere.
Le decisioni Altro capitolo che dovrà essere ‘sbianchettato’ o, meglio ancora, riscritto, è quello che prevedeva un deciso ridimensionamento del peso decisionale della stessa assemblea e della sua attività di controllo, con il conseguente aumento di quello delegato al comitato di indirizzo ed al consiglio di amministrazione: «L’assemblea era e dovrà restare sovrana».
La durata C’era poi la faccenda, tutt’altro che marginale, relativa alla possibilità – per i membri del Cda e del comitato di indirizzo – di restare in carica per tempi biblici: adesso si metterà un freno. Ogni componente potrà restare in carica per un massimo di due mandati, cumulativi. Poi a casa.
Il codice etico Tema delicato ed importante, poi, è quello relativo alla decisione di introdurre un ‘codice etico’ che «sancisca finalmente – spiega chi ha accolto con soddisfazione questa decisione – la responsabilità sociale della fondazione e ponga dei limiti chiari e definitivi sui possibili rischi di conflitto di interessi dei suoi membri». Un codice, viene spiegato, «che rappresenterà una garanzia per i membri stessi del Cda e del comitato di indirizzo della fondazione, in quanto sapranno con precisione quali vincoli dovranno rispettare».
I bandi Vincoli e garanzie che saranno ben chiari, in futuro, anche nelle norme che regoleranno la concessione di finanziamenti da parte della fondazione Carit: per tutte le erogazioni dovranno essere fatti dei bandi di concorso pubblico, a cui dovrà essere data adeguata evidenza. «Anche questa – viene spiegato – sarà una sorta di ‘liberatoria’, perché si sgombrerà il campo da possibili illazioni o sospetti».
I tempi Per redigere una nuova bozza di statuto vi vorrà un mese, o forse due. Poi sarà di nuovo sottoposto all’esame dell’assemblea e, in caso di approvazione, verrà inviato al ministero dell’economia per la verifica della legittimità.
Il caso Proprio in questi giorni è emerso il caso relativo al vicepresidente del Cda della fondazione Carit, Francesco Quadraccia che si sarebbe dimesso dalla fondazione Cellule staminali. Una decisione che non è passata inosservata in quanto il rapporto tra le due fondazioni è strettissimo: la prima è socia fondatrice della seconda e ogni anno, dal 2006, le ha erogato tra i 100 e i 200mila euro per ‘attività istituzionale’, parte dei quali – 23.606,97 euro, per compenso e gettoni di presenza – venivano poi girati allo stesso vice presidente ora dimissionario.
I compensi Quello di Francesco Quadraccia, peraltro, sarebbe un caso isolato: sia il presidente della fondazione Cellule staminali, il professo Enrico Geraci, che gli altri membri del direttivo, risulta che abbiano percepito – 150 euro monsignor Vincenzo Paglia, 120 euro Giovanni Bonanni e 30 euro Albano Agabiti, mentre Sandro Piermatti, l’assessore che rappresenta il Comune di Terni, nemmeno quelle – soltanto le somme relative ai ‘gettoni di presenza’.
Gli intrecci Sempre di questi giorni è la sortita del professo Angelo Vescovi, che è a capo proprio dell’equipe di ricerca sulle cellule staminali, che ha minacciato di «portar via la ricerca da Terni»; mentre pare che la, discreta, analisi della situazione – avviata dal ministero dell’economia – su alcuni episodi mai fino in fondo chiariti (compresa la storia della Pet Tac che langue da anni e che se anche dovesse essere istallata risulterebbe ormai obsoleta, ma anche delle apparecchiature per la ‘banca del cordone ombelicale’); come pure, e soprattutto, sui tanti intrecci di cui la fondazione è stata crocevia, stia facendo passi in avanti.
