di M.T.
La sua, ormai, è una guerra dichiarata. Alla festa del Partito democratico alla Passeggiata, ovviamente. Ma non solo. Perché Enrico Melasecche, capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, spara a palle incatenate una serie di bordate contro diversi avversari.
La festa «Sia chiaro – premette Melasecche – che Terni ha ben altri problemi, gravi quanto incombenti, ma il tema della profanazione del parco della Passeggiata per un uso inappropriato qual è quello della invasione ‘commerciale politico mangereccia’ del festival del Pd, assume agli occhi di moltissimi ternani quello di una politica vecchia e provinciale». E torna a riproporre il possibile spostamento della festa a vocabolo Staino.
La Soprintendenza Ma con l’occasione, Melasecche allarga l’orizzonte e, dopo aver ricordato che «un luogo di pace, di silenzio e tranquillità immediatamente adiacente alla cattedrale, si trasformerà in un souk con stand che, in barba alle funzioni della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria, sono stati venduti già molto tempo prima che le venisse sottoposta la richiesta di autorizzazione», denuncia che «la cosa abbastanza triste è che uno dei dirigenti statali che dovrebbe controllare, consigliare, in qualche modo dirigere, difendendo il patrimonio storico naturalistico pubblico, l’architetto Anna Di Bene (la soprintendente; ndr), piuttosto che fare una disamina seria ed approfondita di quel bene tutelato, si fa per dire, sembra abbia preferito lavarsene le mani e scegliere molto pilatescamente la strada più comoda, quella che favorisce la politica prepotente». Che già fa capire che aria tira.
Il controllo Tanto che, infatti, mica finisce qui: «Sull’operato di quella Soprintendenza – insiste Melasecche – potremmo dire molte cose, più spiacevoli che altro. Dall’operato dei funzionari arrestati per appalti gestiti in modo fin troppo amicale su cui la Di Bene doveva esercitare un controllo puntuale ed efficace, alla vicenda della copertura del santuario di san Francesco con un manto di coppi rosso arancio, sostituiti solo dopo che una sorte di sommossa popolare aveva denunciato quel pugno in un occhio».
Le storie E poi il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale rincara la dose: «Potremmo anche ricordare l’affaire del convento delle Orsoline su cui la procura della repubblica sta indagando e che, se la Soprintendenza non avesse acconsentito, non sarebbe stato demolito per far posto ad un palazzone dal doppio della cubatura, ingombrante sotto tutti i punti di vista che sovrasta in altezza e dimensioni proprio il contiguo santuario di san Francesco». Senza dimenticare villa Palma: «Bene anch’esso tutelato, ma da anni in rovina, su cui si è autorizzata la cementificazione di 50 mila metri quadrati di blocchi edificatori di tre piani, quando insiste viceversa un obbligo alla manutenzione della villa ed un vincolo paesaggistico su colle dell’Oro che l’urbanistica comunale ha interpretato amicalmente con molta disinvoltura».
