di Marco Torricelli
Alla prima domanda – che anno è stato, questo, per lei? – risponde di getto: «Stupendo». Poi aggiunge un, inevitabile, «anche se molto difficile». Monsignor Ernesto Vecchi, ad un anno esatto dalla sua nomina ad amministratore apostolico della diocesi, avvenuta il 2 febbraio del 2013, si racconta a Umbria24.
I valori «Quella che ho vissuto e sto vivendo – dice Vecchi – è un’esperienza bellissima, perché qui ho trovato una Chiesa molto più ricca di valori e di spiritualità, per esempio, di quella bolognese». Ecco, ricca di valori, ma quanto a soldi decisamente meno: «Mica mi hanno mandato qui a fare le vacanze. Io non ho mai negato che ci fosse un problema, mi pare, ma ho sempre detto che lo possiamo risolvere. E lo stiamo facendo».
Il problema Quando il Papa lo ha chiamato, per affidargli l’incarico che lo ha portato a Terni «naturalmente ho ubbidito, ma ho subito avuto chiaro in mente che sarebbe stato necessario avere con me una squadra» e infatti sono cinque i collaboratori che ha portato con sé da Bologna «e che stanno facendo un lavoro encomiabile». Anche se, confessa sottovoce, «temo che non riusciremo a recuperare tutto quello che, in questi anni, a questa diocesi è stato tolto».
La città Terni gli piace – «se non avessi 78 anni avrei chiesto di restare qui» – ma non gli piacciono tutti i ternani. La classe dirigente in particolare: «Ci sono degli ottimi imprenditori – dice monsignor Vecchi – ma mi sembra che non abbiano la percezione vera della realtà locale che li circonda e questo, forse, non permette loro di dar vita ad iniziative che possano concretamente fare il bene della città»; mentre per quanto riguarda i politici «ho un buon rapporto con il sindaco, anche se – sorride – non è certo sempre qui, come mi dicono facesse il suo predecessore quando c’era il mio, ma anche i politici locali, mi sembra, pensano troppo al ‘partito’ invece che alla gente».
I laici e i cattolici Nelle sue omelie e nei suoi interventi si trovano spesso citazioni interessanti anche di pensatori laici «perché uno dei grandi maestri della Chiesa diceva che le cose belle, vere e buone sono ovunque e che la luce va cercata ovunque». E qui, in questa città? «Qui ho trovato delle belle persone, sia all’interno che all’esterno del recinto della Chiesa – dice monsignor Vecchi – ma abbiamo anche avuto modo di verificare che ce ne sono anche di meno buone».
Due Papi Il suo periodo ternano, peraltro, è caratterizzato dal fatto che è iniziato con Papa Benedetto XVI – che si sarebbe ‘dimesso’ nove giorni dopo la sua nomina – ed ha potuto poi contare sul grande appoggio di Papa Francesco: «Il 2013 – dice monsignor Vecchi – è stato l’anno in cui la provvidenza ci ha regalato grandi sorprese e anche belle conferme. Il Papa emerito ha mostrato grande capacità di intuizione e straordinaria sensibilità, mentre papa Francesco ci insegna l’indispensabilità dello spogliarsi della mondanità per seguire solo la bellezza della fede».
Bassetti La nomina a cardinale di monsignor Gualtiero Bassetti, «rappresenta al meglio proprio questo ideale – dice il vescovo ternano – perché è stata apprezzata la leggerezza e la serenità di Bassetti, oltre che la sua vicinanza con gli ultimi». E ricorda «la visita fatta ad Assisi dal Papa». Alla ‘porpora’, si diceva, puntava anche il suo predecessore, Vincenzo Paglia: «Non metterei in collegamento le due cose», taglia corto Vecchi.
Paglia Il 9 febbraio proprio Vincenzo Paglia sarà di nuovo a Terni, per la ‘festa della promessa’ – lo scorso anno furono 120 le coppie di fidanzati che, nella la basilica dedicata al santo protettore degli innamorati, si giurarono eterno amore – e la cosa non passerà inosservata: «Monsignor Paglia è un uomo che ha fatto molte cose buone – dice il vescovo – e che non vanno certo dimenticate». Ma è sotto la sua gestione che si è aperta la voragine: «Io so che era spesso assente – dice Vecchi – e quando il gatto non c’è, i sorci (i topi; ndr), come dite voi qui a Terni, ballano».
L’inchiesta Questo ci riporta a tutto quello che è emerso e sta emergendo sul quel periodo: «Se i giudici stanno indagando e giungeranno a dei risultati – dice monsignor Vecchi – ne prenderemo atto. Io posso solo dire che è evidente che in quello che è successo qui ci sono diverse responsabilità e ribadisco che nessun atto e nessuna decisione deve essere scambiata per un’assoluzione».
La cassa integrazione Inevitabile affrontare anche un tema doloroso quanto anomalo, per una diocesi: il ricorso alla ‘cassa integrazione’ per sei dei tredici dipendenti. «Purtroppo non se ne poteva fare a meno – dice monsignor Vecchi – perché il prestito che abbiamo avuto ci permette di risolvere una buona parte dei problemi pregressi, ma adesso dobbiamo affrontare il quotidiano e se non riduciamo i costi non ci riusciamo. Anche perché quei soldi la diocesi li deve restituire, mica ce li hanno regalati».
Il personale Il provvedimento, e soprattutto le modalità – c’è chi va in ‘cassa’ e chi no – ha provocato però parecchi malumori: «Loro sanno bene che io ho provato a bussare a tutte le porte e che continuo a farlo, nel tentativo di trovar loro delle collocazioni alternative, ma questo non è un periodo semplice ed è per lo stesso motivo che non sarebbe il caso di ‘svendere’ oggi il patrimonio della diocesi». Ma non si poteva fare altro? «Purtroppo no, perché nel 2013 i soldi per i loro stipendi me li ha dati il Vaticano, ma per il 2014 non sarà possibile».
Il successore Continuare a chiederglielo può sembrare scortese, ma, fino a quando resterà? «Questo proprio non lo so – dice allargando le braccia – anche perché di solito gli amministratori apostolici durano un annetto, ma qui la situazione è ancora da chiarire e, quindi, credo che faremo il punto a Pasqua. Poi, ovviamente sarà il Papa a decidere quando mandare un nuovo vescovo». Come dovrà essere? «Dovrà essere un vescovo – risponde subito – e con questo dico tutto. Dovrà badare agli interessi della Chiesa, ma soprattuto curare le persone, dentro e fuori la cattedrale e le stanze della diocesi».
