di Francesca Mancosu
Detto, fatto. A distanza di una sola settimana dalla richiesta avanzata dai consiglieri della commissione Urbanistica del Comune di Terni , chiamati a votare la delibera di Giunta relativa al primo stralcio dei lavori di consolidamento statico che dovrebbero partire la prossima primavera, venerdì mattina si è tenuto l’atteso sopralluogo all’interno del teatro Verdi. A illustrare lo stato dello stabile e gli interventi necessari è stato l’architetto Gabriele Salvatoni, titolare dello studio milanese che ha curato il progetto.
Un gigante dormiente A vederlo così, non sembra tanto malmesso. Le poltroncine di velluto rosso sono ancora tutte al loro posto, il soffitto è integro. L’unico, evidente, segno di abbandono e di degrado, a parte qualche calcinaccio, è nel sipario che giace di traverso sul palcoscenico. Ma, stando a quanto riferito dallo stesso Salvatoni, l’equilibrio statico del teatro sarebbe irrimediabilmente compromesso. «La parete di fondo – chiarisce – è completamente scollegata dal punto di vista strutturale, e potrebbe letteralmente ‘ribaltarsi’ verso la piazza retrostante. Da qui l’idea di fare un intervento di consolidamento strutturale».
La procedura Intervento che, nel primo stralcio dei lavori, comporterà la demolizione e la ricostruzione con altri volumi della torre scenica, per consentire la realizzazione della vasca di accumulo idrico per la prevenzione incendi e l’ampliamento della scena, l’abbassamento della quota del pavimento per mettere a norma le uscite di sicurezza e il rifacimento della copertura. Per un ammontare di 2 milioni e 900mila euro.
Il futuro del Verdi Il primo stralcio, ci tiene a precisare ancora Salvatoni, «tiene conto anche delle possibili soluzioni architettoniche che potrebbero essere adottate nel futuro. Non saranno costruite parti inutili, da demolire». L’architetto – su sollecitazione di alcuni consiglieri – insieme alla collega Luisella Pennati ha poi fornito delle ipotesi di sistemazione interna del teatro, dalla platea alle gallerie. «Per come la vediamo noi, il soffitto non può restare così com’è. Come ribadito anche dai Vigili del fuoco durante la conferenza dei servizi, non rispetta le attuali normative di sicurezza».
La platea «Va rivista la sua inclinazione – in parallelo a quella del palcoscenico – per ottimizzare la visibilità. Al di sotto, va creata una camera acustica, per migliorare l’ascolto, e va prevista anche la posa di impianti di riscaldamento a pavimento. Le sedute, nel rispetto della normativa vigente, non possono essere più di 16 per fila, e le file non possono essere più di 10». Sempre secondo la Pennati, «restano al loro posto i tre ordini di palchi laterali, mentre va eliminata la galleria superiore, da destinare all’installazione delle cabine per la regia dello spettacolo, audio e video, armadi dimmer di comando delle luci di scena e delle luci della sala».
No al Poletti L’architetto Pennati ha poi detto la sua anche sulla controversa ipotesi di recupero filologico nelle forme del teatro ottocentesco progettato da Luigi Poletti presentata da TernIdeale e Italia nostra. «A di là dei costi di restauro ed allestimento, e dei problemi di visibilità che comporterebbe un teatro all’italiana, c’è da dire che non rispetterebbe la normativa dei giorni nostri. Per legge, sono previsti corridoi di distribuzione e uscite di sicurezza che in quel caso non potrebbero essere realizzati». Nessun pericolo, però, che un teatro risistemato in veste ‘contemporanea’ non possa permettere l’allestimento di opere liriche, come paventato da alcuni dei presenti. «Si può avere una fossa d’orchestra per 80 elementi, quindi sufficienti a rappresentare opere di tal genere. Non verdiane, sicuramente, e di certo senza elefanti in scena».
«Stralciate la delibera!» Se, a questo punto, sembra tutto chiaro, e il passaggio in consiglio comunale per la votazione della delibera di giunta appare confermato entro fine mese, TernIdeale però non molla. Ottenuta la sospirata audizione in commissione Urbanistica, alla quale ha illustrato il progetto di restauro polettiano con annesso upgrade tecnologico e relativa gestione già presentato lo scorso dicembre, ha infatti chiesto lo stralcio della suddetta delibera. «Abbiamo avuto la conferma della professionalità dei tecnici incaricati della progettazione. Al contempo, a margine della riunione abbiamo constatato che molti dei consiglieri che dovranno poi prendere questa importante decisione per la città non conoscono sufficientemente il problema così da poter esprimere un giudizio, e quindi un voto, del tutto consapevole».
La proposta Allo scopo, l’associazione ha quindi proposto alla Commissione urbanistica di rimandare in giunta il documento, «al fine di una sua sostanziale modifica così da salvare la variante urbanistica (che stando alle risultanze della seduta del 10 gennaio scorso sarebbe comunque necessaria) e allo stesso tempo stralciare la parte relativa all’approvazione del progetto definitivo strutturale per aprire un confronto tra soluzioni alternative da parte della città».
