Una postazione del bike-sharing

di Francesca Mancosu

E dire che sono giallorosse. Ma i ternani sembrano amarle lo stesso. Stiamo parlando delle bici di ‘Valentina’, il bikesharing cittadino rinnovato lo scorso febbraio dopo due anni di disservizi e polemiche. Con 645 abbonamenti in sette mesi all’attivo, il servizio sembra funzionare meglio del previsto. I problemi di noleggio e manutenzione? «Entro settembre sarà tutto risolto – assicurano dal Comune – grazie ad nuovo contratto di gestione con la società che ha installato le ciclostazioni e presto sarà possibile trovare le tessere anche nelle edicole e nelle tabaccherie».

Ciclostazioni quasi deserte A guardarle, la domanda sorge spontanea: le bici che non ci sono saranno state tutte noleggiate o sono state rubate? A dissipare ogni malizia arriva Walter Giammari, dell’ufficio mobilità del Comune di Terni: «La cosa è voluta. Il parco bici ne comprende 79 – divise in 14 ciclostazioni – ma attualmente ne sono operative 47, per favorire lo scambio nelle varie aree cittadine. Non appena sarà firmato il contratto di gestione con la società ‘Comunicare’ di Torino (proprietaria del marchio ‘Bicincittà’, che gestisce il servizio di bike sharing in varie città italiane; ndr), ci sarà un maggior equilibrio nel numero dei veicoli disponibili nelle ciclostazioni».

Manutenzione e incidenti Altra criticità, a cui dà risposta ancora Giammari è lo stato delle bici, esposte alle intemperie e prive di un’adeguata manutenzione (e quindi pericolose), come lamentano alcuni utenti. «Come dimostrano alcuni studi e la scelta di tante città ‘bike-friendly’, approntare delle pensiline per proteggere le biciclette costerebbe di più che cambiarle ogni 4 anni, il loro periodo di vita medio. Per le selle e i manubri sì, c’è poco da fare, ma le catene e i cerchioni sono antiruggine». A garantire un controllo costante della funzionalità dei veicoli ci penserà la società di gestione, assicura il funzionario, e per chi teme di farsi male c’è la possibilità di stipulare un’assicurazione a parte, che assicura la copertura in caso di incidenti. «Il contratto che ogni utente stipula quando si abbona al servizio comprende una liberatoria che esclude da qualsiasi responsabilità il Comune o il gestore, e lo obbliga ad accertarsi che il mezzo sia in buone condizioni, segnalando eventuali avarie».

Ciclabilità e rastrelliere Parlando di bikesharing, il pensiero non può che correre a quanti magari la bici la userebbero volentieri ma che non possono farlo per mancanza di collegamenti ciclopedonali con il centro – vedi Borgo Rivo – o all’annosa questione delle rastrelliere, in alcune strade rare come un ago nel pagliaio. Su entrambi i fronti, al momento sembra esserci poco da fare. «Non ci sono soldi per costruire nuove piste ciclabili – lamenta l’assessore ai lavori pubblici Silvano Ricci – però stiamo pensando alla creazione di alcune ‘zone 30’ (area urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50 previsti dal codice stradale; ndr) che consentano un transito più sicuro per bici e pedoni». Pochi fondi anche per i portabici, come conferma l’assessore all’Urbanistica Marco Malatesta: «Bilancio permettendo, abbiamo chiesto un finanziamento di 100mila euro per l’arredo urbano del territorio che comprende anche l’installazione di nuove rastrelliere. Saranno poche, vista l’esiguità delle risorse, ma invitiamo i cittadini a richiederle direttamente alle circoscrizioni e all’assessorato. Faremo il possibile, un po’ per volta».

One reply on “Terni e il bike-sharing: 645 gli abbonamenti. «Presto in vendita anche in edicole e tabacchi»”

  1. Una critica costruttiva per migliorare il servizio: le bici sono mono-rapporto e va bene, dato che il costo per una bici con il cambio e per la manutenzione sarebbe elevato. Ma il rapporto che c’è su è troppo duro a mio avviso: funziona bene quando la bici è lanciata, cosa che capita di rado in centro città, dove invece, secondo me, per le prossime bici occorrerebbe un mono-rapporto più agile, a discapito della velocità di punta che non credo interessi agli utenti.

    La curva manubrio spesso ruota verso il basso: dato che non si può stare a stringere con le brugole tutti gli attacchi manubrio non si potrebbe optare per una soluzione del tubo a sezione quadrata anziché tonda? Così si eviterebbe il fastidioso e pericoloso scivolamento.

    Infine le gomme sono spesso a terra. Anche se non le ho mai provate non si potrebbe pensare alle gomme piene? Se non sono molto pesanti o costose, per la nostra città e per l’utenza andrebbero benone!

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