di Francesca Mancosu
Un protocollo di intesa formale e la costruzione di un tavolo permanente sulla povertà con le istituzioni, le organizzazioni sindacali e le associazioni del territorio. La proposta, lanciata nel corso dell’incontro ‘Dove abitano gli altri – Terni e le povertà’, tenutosi mercoledì pomeriggio a Palazzo Spada, arriva nel giorno della diffusione del quinto rapporto dell’Istat “La povertà in Italia”, che ha visto crescere il numero delle famiglie ‘povere’ dell’Umbria di ben 8 mila unità in un solo anno. L’incontro, coordinato dall’assessore alle politiche sociali del comune di Terni Stefano Bucari, è stata l’occasione per fare il punto sulle azioni messe in campo dalle istituzioni e dalle associazioni del territorio in materia di politiche sociali ed urbanistiche, ed interventi di sostegno ai soggetti deboli o a rischio di esclusione sociale.
Partire dalle politiche abitative In prima linea l’amministrazione comunale, che nel 2012 ha risposto all’emergenza con un bando straordinario sulla morosità incolpevole (destinando dodici appartamenti a persone sfrattate per la perdita del lavoro), un regolamento per l’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate, attività di sostegno a donne sole con figli a carico, e sta definendo progetti sui genitori separati e sul cohousing. In parallelo, nel quartiere di San Lucio-San Valentino, è stata avviata la costruzione di 32 appartamenti a canone ridotto da destinare a giovani coppie o single che si prendano cura di soggetti in difficoltà o anziani soli. Allo studio anche un progetto di riqualificazione dell’Ex Gruber come incubatore delle nuove politiche sociali cittadine, con abitazioni e servizi di social housing.
Sulla stessa linea l’Ater, che con il presidente Alessandro Almadori ha chiesto «una maggior sinergia fra i soggetti pubblici e privati coinvolti, per un utilizzo ottimale dei fondi strutturali europei, che andranno spesi per progetti concreti che favoriscano l’inclusione sociale, la crescita verde, lo sviluppo economico e sociale dei nostri territori. Che ripensino i nostri luoghi e i modi dell’abitare contemporaneo, con particolare attenzione ai single e alle famiglie monoparentali».
L’accoglienza Non meno importante la questione dell’accoglienza, che ha visto lavorare fianco a fianco la Caritas (con le associazioni San Martino e San Vincenzo de’ Paoli) e l’Arci, nella gestione dell’emergenza profughi del Nord Africa, ma non solo. Come ricordato dal presidente della Caritas Claudio Daminato, il problema ormai riguarda anche i ternani: «da qualche mese, i pasti che distribuiamo alla nostra mensa ogni sera sono passati da 80 a 105, e le case che ospitano i ‘senzatetto’ ormai sono tutte piene». A questo punto, prosegue Daminato, «si tratta solo di strutturare interventi che in realtà stiamo portando avanti da anni, ma senza strumentalizzazioni come avvenuto nel caso del centro di accoglienza di via Vollusiano». Gli fa eco Simona Botondi, referente Immigrazione dell’Arci, che ha proposto l’avvio di un percorso culturale di scambio e conoscenza reciproche, strutturato in «incontri di quartiere e laboratori di partecipazione per rendere consapevole la comunità delle nuove problematiche esistenti sul territorio».
Il sostegno delle fondazioni Nuovi problemi, nuove soluzioni, che richiedono l’intervento di tutte le forze attive della città, comprese banche e fondazioni. «L’assistenza, il volontariato e la beneficenza sono ormai diventati il nostro primo settore d’erogazione, corrispondente a un quarto delle nostre risorse complessive», ha ricordato Francesco Quadraccia, vicepresidente della Fondazione Carit. «Fra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo metteremo a regime un progetto di finanziamento per il microcredito, per un fondo che sarà poi gestito da soggetti terzi ed associazioni a favore dei più bisognosi. Come dimostrato anche dal progetto di risistemazione della fontana di piazza Tacito , la strada da percorrere è quella del cofinanziamento. Nel 2012 abbiamo stanziato 800mila euro; per il primo semestre 2013 siamo già a quota 600mila».

Questo il video del cantiere di Besana Brianza, dove a discapito delle condizioni igienico sanitarie e di totale insicurezza pare che abitino alcune famiglie: http://bit.ly/13LmLvy
Il cantiere fa parte di un progetto avviato nel 2004 dalla Regione Lombardia è tra i più consistenti mai avviati in Europa che prevedeva la realizzazione di circa 125 abitazioni: http://bit.ly/12psFmP
Tale progetto venne proposto anche in altre regioni d’Italia.
Dal 2009 ad oggi il cantiere in autocostruzione avviato dal Comune di Ravenna è rimasto interrotto a causa del fallimento della società Alisei SRL beneficiaria dell’appalto: http://bit.ly/10oH94f