La vicenda del dipendente dell’Usl Umbria2 – il 37enne Vincenzo Comparone – arrestato lo scorso 3 dicembre per associazione mafiosa di stampo camorristico, sbarca in consiglio regionale. La presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha risposto a un’interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia, Raffaele Nevi, volta a chiarire i criteri che hanno portato all’assunzione dell’uomo all’interno dell’azienda sanitaria del ternano.
La risposta «L’indagato – ha spiegato la presidente della giunta regionale -, ha usufruito di procedure diverse da quelle previste per l’assunzione di personale amministrativo, rientrando nei requisiti fissati dalla legge 68 per le persone disabili». Requisiti che sarebbero stati verificati sulla base del parere favorevole fornito dal centro per l’impiego della Provincia di Terni.
Precedenti penali «Prima dell’assunzione – ha aggiunto la Marini nella sua risposta – l’Asl è obbligata a verificare eventuali carichi pendenti. Dal casellario giudiziale fornito dalla procura di Santa Maria Capua Vetere non risultava nulla in questo senso. Al tempo stesso non erano presenti aspetti discrezionali, rientrando il caso nelle procedure per i posti riservati alle categorie protette».
Replica Nella sua interrogazione Raffaele Nevi ha auspicato «ulteriori provvedimenti di natura legislativa per rafforzare il controllo sulle assunzioni nella pubblica amministrazione». Un punto di vista condiviso dalla governatrice che ha sottolineato come in questi casi non siano previste azioni di stretta competenza della Regione. Al termine del question time l’esponente di Forza Italia si è detto «parzialmente soddisfatto della risposta. È importante sapere che non c’è stata discrezionalità – ha aggiunto Nevi -, soprattutto per fugare dubbi su eventuali contatti con un sistema malavitoso. Restano tuttavia gli inquietanti capi di imputazione contestati a una persona che lavora nella nostra sanità, pur senza responsabilità da parte nostra».
