Tiziano Vendramin e Angelo Bossi

di Fabio Toni

«O pagate gli stipendi dei vostri soci lavoratori, oppure i soldi che vi dobbiamo, li storniamo direttamente a loro». È più o meno questo – ovviamente con altri toni, ben più burocratici – il contenuto della diffida che l’azienda sanitaria locale Umbria 2 sarebbe in procinto di inviare al consiglio di amministrazione della cooperativa sociale Aidas.

La nota A confermarlo è l’ufficio legale della stesa Ausl2: «Stiamo predisponendo una nota di diffida ai sensi del Regolamento appalti (Dpr 270 del 2010, articolo 5; ndr)». La legge in questione prevede che, in caso di ritardo nel pagamento degli stipendi da parte dell’esecutore dei lavori, la stessa stazione appaltante (in questo caso l’Ausl2) possa pagare direttamente i lavoratori, scalando poi la somma dal totale dovuto all’esecutore del contratto.

Le norme Il procedimento viene attivato attraverso una diffida formale da parte dell’ente. A questa, entro 15 giorni, devono fare seguito le controdeduzioni e le giustificazioni del soggetto ‘avvertito’. Subito dopo il fascicolo passa alla direzione provinciale del lavoro che compie le ultime verifiche e dà il proprio parere sulla procedura.

Il sindacato Alla base della decisione assunta dall’azienda sanitaria – non ancora formalizzata – ci sarebbe anche il lavoro compiuto dalla Cgil che, attraverso Vanda Scarpelli (segretario regionale della funzione pubblica) e Tiziano Vendramin (responsabile per la sanità di Cgil Terni), ha posto all’attenzione della stessa Asl2 «il dramma di tanti lavoratori e lavoratrici della cooperativa Aidas, da oltre nove mesi senza stipendio». Il sindacato si dice «deciso a proseguire la lotta anche con iniziative specifiche, come quella di lunedì 17 giugno, con un volantinaggio nei pressi della sede aziendale».

Le lavoratrici Intanto anche le socie lavoratrici assistite dal consulente Angelo Bossi («una cinquantina, lo zoccolo duro») sono tornate a farsi sentire con una conferenza stampa in cui, oltre a denunciare i ritardi negli stipendi, hanno puntato il dito contro una gestione «che di cooperativo ha poco o nulla. Anche per questo – hanno spiegato – abbiamo attivato tutti i percorsi possibili per fare chiarezza e restituire dignità al lavoro di tante persone».