Si avvicina il presidio organizzato dai Cobas a sostegno del professor Franco Coppoli, finito recentemente al centro di un nuovo procedimento aperto dall’Ufficio scolastico regionale sempre a causa della rimozione del crocifisso da un’aula dell’istituto Allievi-Sangallo in cui è stato trasferito dopo l’analoga iniziativa consumatasi all’interno di una classe del Casagrande.
Sostegno a Coppoli anche da Civiltà laica Venerdì 13 febbraio il prof è atteso per il contraddittorio sul nuovo episodio e per quel giorno i Cobas e l’Uaar (Unione atei agnostici razionalistici) hanno indetto una manifestazione sotto la sede del provveditorato di Terni a cui ha confermato la propria adesione anche Civiltà laica.
«Crocifisso baluardo di scuola pubblica che cade a pezzi, si spera in un miracolo?» Il presidente Alessandro Chiometti, nell’annunciare la partecipazione dell’associazione culturale, ha affermato: «Al di là delle re-azioni ai suoi gesti che sfiorano il grottesco come la ri-crocifissione del crocifisso con stop inamovibili o dichiarazioni pubbliche di alcuni personaggi che in nome della tradizione preferiscono ignorare l’ovvietà, in una società laica e multiculturale i simboli religiosi o si espongono tutti o non se ne espone nessuno, quello che ci sembra assurdo è che questo simbolo debba essere brandito come estremo baluardo di una scuola pubblica che sta cadendo a pezzi. Forse qualcuno spera che questa si tenga in piedi per “miracolo” dopo i continui tagli di fondi e i dirottamenti di questi verso le scuole private e per questo non può fare a meno di ricorrere a simbolismi mistici».
L’intervento di Casali Nei giorni scorsi sul nuovo caso della rimozione del crocifisso in aula era intervenuto anche il presidente del Consiglio d’istituto dell’Allievi-Sangallo, Italo Casali, che aveva voluto segnalare «la violenza del gesto in sé compiuto dal prof entrato in una classe di studenti adolescenti ‘armato’ di attrezzi da carpenteria e salito addirittura sulla cattedra per modificare, senza autorizzazione alcuna, lo status quo della parete di un edificio pubblico, offrendo ai giovani ragazzi un esempio indecoroso, violento e irrispettoso che non può non essere condannato e sanzionato».

la violenza e’ di chi li appende i crocifissi
il crocefisso è un simbolo religioso, ma che è entrato anche a far parte della cultura italiana. Non lede nessun diritto un crocefisso appeso al muro. trovo anzi più lesivo chi ti fuma accanto o chi parla ad alta voce sui mezzi pubblici! E non tirate fuori la storia delle altre religioni! Perché sono le prime a non aver nulla in contrario! Parlando con alcuni musulmani mi sono sentito dire: “certo che voi italiani siete strati: a noi i vostri simboli appesi al muro non danno nessun disturbo, anzi! Ve li tolgono e non dite niente…”.
Che non leda alcun diritto è una sua opinione. Non tiro fuori nulla, non si preoccupi. Non e’ una questione di una o l’altra religione. Io vivo in un paese laico (evidentemente sempre meno), come me molte persone non sono religiose, quindi troverei cosa normale che le confessioni religiose rimangano appannaggio della sfera privata.
Evidentemente non è così: questo non è un paese laico ma è più simile all’iran, basta sostituire “consiglio degli ulema” con “conferenza episcopale italiana”, si chieda perchè per nominare un primario o un dirigente si senta la necessità di avere come interlocutore la cei.
Non capisco poi la storia di “parlando con alcuni musulmani”, è chiaro che per chi non ha mai separato stato e religione trovi assurdo il principio repubblicano di laicità dello stato, mi sorprende utilizzare questo esempio come motivazione rafforzativa all’ingerenza religiosa nelle scuole. Guardi che il punto non è rafforzare l’ingerenza della religione nella società civile in occidente, semmai è laicizzare il mondo arabo. Magari vedremo meno decapitazioni in nome di varie divinità in giro per il mondo.
Non fraintenda, io non voglio eliminare la componente spirituale dell’umanità, ma preferirei vivere in uno stato che se ne sta alla larga. Decido poi io se a casa voglio appendere un crocefisso o confortarmi con altre simbologie.
(commento di nuovo perche’ non vedo pubblicato il mio commento precedente…)
Non e’ una questione di cosa sia piu’ lesivo, in una repubblica laica, come dovrebbe essere la nostra, la religione e lo stato sono separati. Se permette ogni volta che in uno spazio pubblico vedo un crocefisso ho la netta sensazione che venga leso un mio diritto. Dovete accettare il fatto che l’Italia e’ un paese dove molti cittadini sono religiosi ma molti altri no. E’ questo che non e’ accettabile per i suoi “alcuni musulmani”, e’ qui la differenza con l’occidente. forse non con l’italia che con la cei e’ piu’ simile all’iran con il consiglio degli ulema che a un paese civile. In una scuola privata cattolica non mi permetterei mai di pretendere di rimuovere uno dei simboli che la caratterizza, nella scuola pubblica invece dovrebbe essere normale cancellare ogni forma di connotazione religiosa. Suvvia, ne abbiamo fatta di strada dallo stato pontificio.