di Mar. Ros.
Sul sito istituzionale del Comune di Terni potrebbero essere pubblicate le carte dei finanziamenti di cui hanno beneficiato tutti i consiglieri eletti in sede di campagna elettorale. A chiedere questo impegno con forza sono Enrico Melasecche di I love Terni e Thomas De Luca del M5s, sottoscrittori di un atto presentato nel dicembre 2014 e discusso in terza commissione giovedì mattina, che affrontava proprio il tema della trasparenza in questo senso. Rinviata l’elaborazione di un documento unitario ma il dibattito è acceso: ecco i numeri delle amministrative 2014.
La corsa alla poltrona di primo cittadino Sul tavolo della commissione la rendicontazione della ‘corsa a Palazzo Spada’ condotta dai quattro canditati sindaci: l’attuale Di Girolamo che ha speso 43 mila euro, la grillina Angelica Trenta che si è autofinanziata con poco più di 1.000 euro, Franco Todini del Cammello che ha speso circa 21 mila euro e l’avvocato Paolo Crescimbeni che ne ha spesi 36 mila.
Chi ha pagato La consigliera Angelica Trenta si sarebbe autofinanziata, nelle carte fornite compaiono le fatture pagate per un importo totale di 1.118 euro; tre sono invece i finanziatori dichiarati da Paolo Crescimbeni oltre alle spese sostenute dallo stesso candidato: il Nuovo centro destra, Renzo Ratini e Ruozi Beretta che hanno in totale sborsato 15.500 euro; Franco Todini certifica di aver pescato dalle proprie tasche 17.895 euro e di aver ricevuto 2.900 euro dall’associazione Il Cammello.
Leopoldo Di Girolamo Più alta la posta per l’attuale sindaco, più lunga la lista di chi lo ha sostenuto economicamente: la cifra più alta (5 mila euro) compare accanto al nome di Giuseppe Di Girolamo, 4 mila li ha sborsati la società cooperativa Acida, 3 mila euro sono arrivati da Allfoods, Cosp tecno service e dallo stesso candidato, variabili dai 2.500 ai 500 euro gli aiuti di Morellino energy srl, Ferrocart srl, Costruire insieme società coop, Actl, Saniter srl, Morellato Aldo, studio legale Ranalli, Iris srl, Grande meccanica spa, Pernazza group srl, Fae alloggi e prefabbricati, Proxima srl, Egidio Cardinali, Saverio Lamanna, Alessandro Racanicchi e Sviluppo industriale srl.
Jonathan Monti «Rendicontazioni – ha sottolineato Jonathan Monti del Pd guardando le carte – approvate dalla Corte d’appello e da quella dei Conti, alle quali sono state trasmesse nel rispetto dei tempi e delle norme. Documenti che, peraltro – ha aggiunto il segretario dei democratici – attestano una diffusa sobrietà. In termini di trasparenza – ha detto ancora Monti – il Pd è esemplare perché rende pubblico il proprio bilancio e le modalità di composizione delle liste elettorali, invito le altre forze a fare altrettanto».
Melasecche e De Luca Al centro del dibattito soprattutto la documentazione fornita dall’attuale primo cittadino: la verità è che i due consiglieri che hanno proposto l’atto vogliono spostare l’attenzione non tanto sulle spese della campagna elettorale di Di Girolamo, quanto piuttosto sui soggetti che le hanno sostenute a suo vantaggio, insinuando da un lato un conflitto d’interesse e dall’altro il mancato rispetto di una Carta di avviso pubblico promossa dall’associazione Libera e sottoscritta dagli allora candidati, fatta eccezione per Todini. «C’è un sistema di potere per cui chi finanzia – ha detto Melasecche – guarda caso poi si aggiudica facilmente gare d’appalto o ottiene proroghe anche sulla base di gare con intenti fraudolenti, il conflitto d’interesse è evidente ».
La questione morale Il nodo insomma è un po’ quello esposto da De Luca: «Nella carta firmata dai candidati a sindaco di Terni era inserito il divieto di accettare finanziamenti elettorali da parte di concessionari o gestori di pubblici servizi e che avessero rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione comunale, nei cinque anni precedenti. A giudicare dalla lista dei finanziatori, il sindaco di Terni non si è attenuto alla carta sottoscritta, sarebbe bene invece che tale clausola sia inserita nel Piano triennale anticorruzione».
La maggioranza e non solo Unanime il pensiero del presidente della commissione Sandro Piermatti e dei consiglieri Fabio Narciso (Pd) e Francesco Ferranti (Fi), secondo i quali non è la commissione la sede ideale per fare valutazioni politiche «soprattutto – ha sottolineato Piermatti – sulla base di insinuazioni pesanti secondo le quali la città sarebbe governata da un cerchio magico, quando invece è evidente alla luce dei fatti che il tutto è avvenuto nel rispetto della legge». «Questo non è un tribunale – ha detto Ferranti – no alla politica che vuole sostituirsi alla magistratura». «Sono d’accordo sulle proposte di trasparenza avanzate da De Luca e Melasecche – ha affermato Narciso – per il resto non riconosco altro livello di dibattito sulla materia che possa maturare all’interno della commissione perché è dimostrato che tutto è avvenuto nel rispetto dei canoni formali». Melasecche, visibilmente irritato da certi discorsi: «La moralizzazione della vita pubblica è competenza della politica non della Procura della Repubblica».
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