di Noemi Matteucci

La vicenda della riqualificazione del quartiere San Valentino sembra aver preso una piega quasi definitiva. La prima e seconda commissione, alla presenza del vicesindaco con delega al Welfare, Francesca Malafoglia, e dell’assessore all’Urbanistica, Francesco Andreani, hanno messo un punto alle varie ipotesi di organizzazione delle palazzine, confermando lo spostamento dei due centri diurni Girasole e Macondo nel quartiere e la progettazione di spazi comuni per l’aggregazione sociale nell’area.

Malafoglia: «Volano per rilancio» A spiegare una volta per tutte la progettualità del quartiere San Lucio ci ha pensato il vicesindaco Malafoglia, che ha paragonato la riqualificazione già deliberata a una «scommessa sul futuro di tutta l’area, dove non si creerà un nuovo ghetto né si daranno palliativi, ma si arriverà a sviluppo sociale e residenziale». Nelle palazzine, che verranno consegnate subito dopo l’estate, presumibilmente a ottobre, troveranno spazio i centri diurni Girasole e Macondo e, oltre a questi, saranno riprogettati altri servizi. «Si lavorerà a nuove politiche dell’abitare – ha aggiunto il vicesindaco -, alla riqualificazione urbana, così come alla creazione di una rete fatta dal centro Sant’Efebo, dall’università, dalle scuole del territorio e da molti altri soggetti, come le associazioni. C’è in progetto un bibliobar, che consentirà l’aggregazione sociale e si sta lavorando a un bando sperimentale per affidare le case a giovani coppie, facendo scorrere ad hoc le graduatorie Ater».

Favorevoli al progetto A portare nella sala del consiglio comunale i loro punti di vista, anche rappresentanti dei cittadini, famiglie con figli disabili e le associazioni Afad, Un volo per Anna e Unmil. Il punto centrale resta quello tra favorevoli e contrari allo spostamento delle strutture nelle nuove palazzine di via San Lucio. «Non ci stiamo a sentir dire che se una struttura ospita disabili, quel quartiere è un ghetto – ha affermato Gianfranco Colasanti, della Unmil -. Chiediamo solo piccole modifiche interne degli spazi e che le aree verdi di via San Lucio siano adeguate all’attività all’aperto dei disabili, magari adibendole a orto sociale». Con spirito propositivo si è espressa anche la madre di un disabile che frequenta i centri diurni, dicendo che «finalmente i ragazzi potranno avere strutture adeguate e magari stimolare la socialità nel quartiere».

Cittadini e consiglieri contrari «Parliamoci chiaro – ha sottolineato un cittadino genitore di disabile – : chi dice che spostare cinquanta soggetti in due centri diurni situati nella stessa zona non avrà effetti di ghettizzazione, fa finta di non vedere la realtà. La situazione di quel quartiere non può che peggiorare». «La gestione di tanti individui con problemi – ha detto un altro – è davvero difficoltosa. D’accordo, serviva una razionalizzazione, ma pensate veramente di saper far funzionare le cose?» A sostenerli anche il consigliere Enrico Melasecche, che ha parlato di una situazione «che opprime ancora di più un quartiere già degradato per favorire gli interessi economici delle solite cooperative, senza porre attenzione alle famiglie».

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