«Si difenda la neutralità della Fondazione Carit per fare gli interessi dei cittadini». E’ il pensiero di Marco Cecconi, capogruppo comunale di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale che prende posizione sulle polemiche nate in questi giorni in cui la Fondazione ha iniziato l’iter verso l’elezione del nuovo presidente che ci concretizzerà ad aprile.
Basta teatrini «La città e la fondazione – si legge nella nota di Cecconi – non meritano l’ennesimo teatrino che la politica locale sta mandando in scena. Tra tentativi lottizzatori chiari come il sole, nomine fatte da Palazzo Spada a rischio bocciatura per insussistenza dei requisiti statutari e un disegno di messa in liquidazione ai quali i ternani sapranno ribellarsi. Quale sia il disegno dell’asse Marini-Di Girolamo è molto chiaro: precostituire un assetto del Comitato di indirizzo tale per cui ai vertici della Fondazione si insedino imprenditori di conclamata appartenenza politica».
Il rischio Secondo Cecconi il rischio è alto. «La vicenda va ben oltre una bega di comari. E, anzi, diventa tristemente paradigmatica di quella politica avvitata su se stessa, mai trasparente e sincera, sempre schiacciata nei fondali della conca, così autorevolmente stigmatizzata dal vescovo in quella sua omelia di San Valentino che in tanti, tra Palazzo Spada e Palazzo Donini, preferirebbero non aver mai ascoltato. Si tratta di difendere davvero, una buona volta, la neutralità della Fondazione, anche promuovendone un ricambio di classe dirigente estraneo alle logiche di sempre».
Autonomia della città «Si tratta – prosegue Cecconi – di difendere l’autonomia di Terni, che finora la politica ha solo immolato sull’altare della realpolitik di partito. Si tratta di contrastare in tutti i modi quell’ipotesi di scioglimento della Fondazione ternana che la farebbe confluire nel solito organismo unico a baricentro perugino: vero obiettivo di chi cerca di telecomandare dall’esterno tutta l’operazione. L’alternativa c’è e passa attraverso altri nomi. Altri presidenti e rispettivi vice. Altri progetti per il futuro. La Fondazione difenda se stessa. I ternani facciano altrettanto per la propria città. La politica – certa politica – rinunci alla propria indecenza».
