«C’è la crisi». Frase ormai di rito che ci accompagna già da troppi anni. Anni in cui tante, troppe imprese, grandi o piccole che siano, sono state costrette a chiudere o a subire forti ridimensionamenti, non solo nell’organico. Ma, in controtendenza, c’è chi non si arrende e rilancia, innova o, semplicemente, ‘resiste’. Fra mestieri antichi e nuove professioni, Umbria24 racconta le loro storie.
di Francesca Mancosu
Poco più che trentenni, Nicola e Luca hanno dato vita a La Quercia 21, laboratorio di design artigianale e spazio aperto di co-progettazione nato a Narni nel 2011. Un contenitore di idee, materiali e tecniche in continua evoluzione. «Io e Luca – racconta Nicola – ci conosciamo da sempre, visto che siamo cugini, ma abbiamo iniziato a condividere la nostra passione solo da adulti, quando abbiamo frequentato i corsi professionali per falegname all’Officina operaia Go Bufalini di Città di Castello (città che vanta una lunga e consolidata tradizione nel restauro e nella creazione di mobili, ndR). Abbiamo collaborato per diversi anni, lavorando in due laboratori distinti, poi abbiamo deciso di aprirne uno tutto nostro».
Contaminazione fra materiali Dopo una lunga esperienza nel restauro di mobili antichi, i due decidono di buttarsi nella ‘ricerca’, unendo alla perizia artigianale la sperimentazione di soluzioni ‘personali’ e la contaminazione fra i materiali. «Non lo abbiamo pianificato a tavolino – ricorda ancora Nicola – ma gradualmente abbiamo iniziato ad usare materie prime diverse, scelta che ci ha consentito di ampliare il ventaglio dei progetti e delle lavorazioni». Oltre al legno, quindi, ecco il ferro, il metallo, intrecciati con tessuti, resine, plexiglass e materiali di recupero. «Vecchie porte, persiane, oggetti industriali semilavorati o scarti di materiali edili. Non disegnando chicche trovate nelle cantine o nei mercatini».
Cresciuti grazie al passaparola Grazie anche alle collaborazioni con decoratori, fabbri ed architetti, nascono così credenze, tavoli, sedie e scaffali dalle forme e dai colori inconsueti, con ispirazioni che spaziano attraverso il Novecento, dall’Art noveau al Bauhaus, agli anni ’70. «Il design industriale non ci interessa. Noi facciamo solo pezzi unici e vogliamo rimanere artigiani di nicchia. Al momento vendiamo i nostri lavori soprattutto a Roma e Milano, ma stiamo aprendo dei canali anche all’estero. Puntiamo molto sul passaparola e sul ‘commerciale fai da noi’, con largo utilizzo del web e dei social media».
Un futuro pieno di ‘pupazzi’ I rituali ‘progetti per il futuro’, oltre al mantenimento della propria libertà creativa, comprendono il sogno di poter lavorare sempre di più su ‘mobili-scultura’, in primis sui ‘Pupazzi’. «Si tratta di una linea nata per caso, dal bisogno di sperimentare nuove idee. Era difficile farlo su mobili di due metri, quindi abbiamo creato una serie di piccoli contenitori, in cui potessimo dar sfogo alla nostra fantasia. Sono nati così dei ‘mobili da compagnia’, umanizzati, ognuno con una sua personalità, che hanno conquistato i favori anche dei clienti più tradizionalisti».

Complimenti per l’iniziativa la determinazione e la passione elementi che garantiscono il succrsso
Vorrei tanto che mio figlio che vuole fare il falegname potesse fare un corso ptesso il vostro laboratorio. E’ possibile? E se no dove e’ possibie a Terni?