Leopoldo Di Girolamo e Sandro Citarei

 di Marco Torricelli

Il ‘nuovo’ parco di Cardeto sarà certamente bello e funzionale. Quando potrà riaprire. Ma per adesso si sta rivelando una faccenda complicata, e parecchio, per la società che se ne è aggiudicata la gestione, ma che prima di poterlo riaprire al pubblico lo deve completamente rifare.

Stagione persa Un fatto certo, intanto, è che la prossima stagione estiva è ‘persa’: per la società che sta effettuando i lavori  – il parco è chiuso da marzo del 2013 – e che gestirà poi il parco per i prossimi anni – che dovevano essere 25, ma che molto probabilmente diventeranno di più, e vedremo perché – ma anche per i ternani. Di inaugurazione se ne parlerà, forse, a fine anno: «Purtroppo sì – conferma Sandro Citarei, titolare della Ciam, che è parte della ‘Parco Cardeto’, la società che si è aggiudicata la concessione – perché una serie di inconvenienti ci hanno costretto a rivedere i nostri programmi».

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Le reti da rifare Inconvenienti che erano emersi, nell’agosto dello scorso anno, in una conferenza dei servizi, convocata appositamente:«La rete idrica del parco ‘Bruno Galigani’, quella fognaria, quelle elettriche e del gas – spiega Citarei – non erano proprio utilizzabili o recuperabili e, quindi, le stiamo praticamente rifacendo nuove». Con l’inevitabile allungamento dei tempi «ed un notevole aumento del nostro impegno sconomico».

Aumentano i costi  La ‘Parco Cardeto’ si era aggiudicata la concessione che le permetterà di gestire il parco di Cardeto per 25 anni, a fronte di un impegno di spesa di un milione e 800 mila euro: «Ma abbiamo calcolato – dice ancora Citarei – che ci vorranno almeno 700mila euro in più, proprio per gli imprevisti di cui parlavamo». L’assessore Silvano Ricci – mentre il sindaco Di Girolamo fa ‘sì’ con la testa – ci mette meno di un secondo ad intervenire: «Ovviamente il Comune non è nelle condizioni di metterci nemmeno un euro». Più possibilisti, gli amministratori, su un eventuale allungamento della convenzione.

‘Bagno’ economico Per la società di gestione, insomma, questa faccenda si sta rivelando un ‘bagno’ economico non trascurabile: «Speravamo di poter iniziare a far funzionare almeno una parte degli impianti sportivi nel corso della prossima estate – spiegano – ma non ci sembra il caso di far entrare la gente nel parco mentre sono ancora in corso i lavori e questo, insieme all’aumento delle spese, rappresenta un problema. Ma crediamo molto in questo progetto e siamo decisi ad andare avanti».

Gli impianti L’opera più imponente, tra quelle che stanno sorgendo a Cardeto è quella che ospiterà i due campi da tennis coperti: 1600 metri quadrati, interamente ricoperti da un impianto fotovoltaico da 200 chilowatt, che renderà il parco completamente autosufficiente sotto il profilo energetico. «Il progetto è stato approvato dal Coni – spiega il delegato provinciale, Stefano Lupi – e questo permetterà di organizzarvi anche manifestazioni sportive ufficiali». Tanto più che, oltre agli spogliatoi, la palazzina dei servizi ospiterà anche delle ‘terrazze’ chiuse che potranno essere utilizzate per attività collaterali.

I servizi La ‘visita guidata’ al cantiere del parco è anche l’occasione per scoprire qualcosa in più rispetto a quanto già annunciato: «Oltre al sistema di videosorveglianza, con telecamere disposte in posizioni strategiche, in grado di coprire l’intero parco – spiega Citarei – saranno dislocati dei ‘totem’ interattivi attraverso i quali il pubblico potrà mettersi in contatto con il personale di sorveglianza, per ricevere aiuto a segnalare possibili disservizi; mentre nell’intera area sarà disponibile il servizio WiFi gratuito».

La ‘card’ Trattandosi di un parco pubblico – ma gestito da privati – è allo studio una ‘card’ che permetterà l’accesso agli impianti sportivi, ma anche l’uso di alcuni servizi: «Pensiamo agli spogliatoi e alle docce, per chi vorrà venire a fare footing lungo il percorso attrezzato – lungo 650 metri, con postazioni dotate di attrezzi fissi – ma anche ad altri servizi che stiamo mettendo a punto». Il prezzo? «Non lo abbiamo ancora ipotizzato – dice Citarei – ma sarà comunque basso, molto basso».

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