di Marco Torricelli
L’onda è partita da Terni, ma sta crescendo e rischia di diventare una mareggiata. Che potrebbe abbattersi, con violenza, sul ministero dell’istruzione e su una storia, l’ennesima, il cui la toppa sembra essere peggiore dello strappo che doveva coprire.
Lo ‘strappo’ Francesco Profumo, quando era ministro dell’istruzione del governo Monti: aveva introdotto un bonus, da assegnare agli studenti nei test d’ingresso alle università, in base al voto avuto all’esame di stato. Ma era stato contestato perché, si diceva, avrebbe danneggiato gli studenti bravi. Con il cambio di governo è arrivato un nuovo ministro, Maria Chiara Carrozza, che ha pensato di mettere una ‘toppa’. Che, però, invece di migliorare la situazione, l’avrebbe addirittura peggiorata.
Il bonus Se le norme previste dal ministro Profumo, infatti, prevedevano che il bonus, per gli studenti che si diplomavano con i voti migliori, fosse assegnato in base al complesso delle valutazioni finali ottenute in ogni singola scuola; la correzione introdotta dal ministro Carrozza – con l’intento di correggere quelle lei stessa aveva definitito «criticità» – ha spostato la ‘selezione’ su ogni singola commissione d’esame. Con il rischio, concreto, di determinare situazioni che vengono definite «paradossali».
La protesta A sollevare la questione è stata un’insegnante ternana, Laura Crovari, che si è rivolta direttamente al ministro – segnalando, con numeri, percentuali ed esempi concreti, quale sarebbe stato l’effetto perverso della norma – e la cui ‘lettera aperta’ ha scatenato un putiferio: «In base alla nuova versione del bonus – spiega Crovari, che insegna al liceo classico ‘Tacito’ – andrà a finire che, al massimo, uno studente su cinque, in una classe, potrà aspirare al bonus».
Gli esempi E, al ministro, ha fatto avere anche una tabellina esplicativa: «Chi si diploma con 90/100, potrebbe non prendere nemmeno un punto di bonus perché ha la ‘sfortuna’ di appartenere a una classe di super bravi, in cui il 20% dei compagni consegue un voto superiore o uguale a 91/100. Mentre chi si diploma con 90/100 nella classe accanto, può portare a casa 4 punti perché i suoi colleghi sono un po’ meno geniali».
Gli effetti La disparità di trattamento, per l’assegnazione del bonus, insomma, sarebbe stato spostato «dalle scuole, che hanno potuto indignarsi e protestare, alle singole commissioni». Con l’aggravante che «non sarà possibile correggere nulla perché le conseguenze del bonus saranno note troppo tardi: i voti saranno pubblicati sul portale Universitaly entro il 30 agosto 2013 e l’effetto sarà verificabile solo dopo la conclusione degli esami, rendendo quindi la protesta e l’indignazione inefficaci».
L’università Secondo la professoressa Crovari «in molte delle centinaia di commissioni che operano sul territorio nazionale la soglia di sbarramento per accedere al bonus non corrisponderà allo stesso voto d’esame. E non parlo di scostamento di 1 o 2 voti, ma anche di differenze macroscopiche, che daranno luogo ad ingiustizie e disparità di trattamento, anch’essi macroscopici». Sono certa, ha scritto al ministro, «che non le sfugga che nelle graduatorie dei test per l’accesso programmato, specialmente quello per medicina, uno 0,50, può fare la differenza di centinaia di posti e quindi essere la discriminante per essere dentro o fuori».
I ricorsi La professoressa ternana rivolge anche una domanda precisa al ministro: «Non crede che chi è fuggito dal liceo statale perché troppo duro e rigoroso e sia approdato ad un liceo privato, dove tradizionalmente i risultati sono inferiori e non a causa di maggiore severità, non debba essere così palesemente avvantaggiato?». Tanto che contro quella che l’insegnante definisce una «evidente ingiustizia», starebbero arrivando «adesioni da tutta Italia per concertare gli inevitabili e numerosissimi ricorsi che ingolferanno il sistema e l’inizio stesso dell’anno accademico».
