di F.T.
Creare un sistema di mobilità ‘amico’ della bicicletta, senza dover considerare i ciclisti come una ‘specie’ da proteggere. Perché alla fine, se il lavoro viene fatto bene, i vantaggi sono per tutti. Sta forse qui il salto culturale che tante città, e Terni non fa eccezione, devono compiere rispetto ad altre realtà, oggi distanti anni luce.
Il problema Di tutto questo si è parlato nell’incontro organizzato lunedì sera all’interno del circolo Pd di Borgo Rivo e Campitello, alla presenza dell’assessore comunale ai lavori pubblici Silvano Ricci. Un contesto non casuale, visto che questa parte di città, popolosa e caratterizzata da un’età media piuttosto bassa, sconta l’assenza di collegamenti ciclopedonali con il centro cittadino. «A meno che qualche eroe non decida di passare per Ponte Le Cave, rischiando sulla propria pelle», ironizza uno dei presenti al dibattito.
Le idee dell’assessorato ai lavori pubblici per risolvere l’annosa carenza sono sostanzialmente due: un collegamento tra le Cinque Strade e via Bramante, attraverso via del Cerqueto. Oppure un percorso che, partendo dal ‘Polo’ di Borgo Rivo, attraversi via del Centenario, costeggi il fosso Rivo fino a ‘sbucare’ in via del Sersimone. Queste le proposte, la cui attuazione non appare immediata – anche per ragioni di bilancio – e su cui gravano le incognite del mandato in scadenza. Ma tant’è. Fra i cittadini, le ragioni per invocare l’intervento non mancano. A un genitore, ad esempio, non sfugge la possibilità di risparmiare i soldi del bus per i due figli che vanno a scuola: «loro andrebbero volentieri in bici, ma al momento è troppo rischioso».
Il confronto è stato aperto da Alessandro Giontella dell’associazione ‘I Salvaciclisti’ che ha illustrato tutta una serie di esempi virtuosi, più o meno vicini alla realtà di Terni. Città – come Reggio Emilia – in cui auto, bici e bus non sono più in conflitto da tempo e dove il cambiamento, quasi sempre osteggiato all’inizio, si è fatto largo a colpi di consensi crescenti. «Bisogna uscire dalla logica degli interventi frammentari, delle piste ciclabili scollegate fra loro in mancanza di un progetto complessivo – ha spiegato il rappresentante de I Salvaciclisti -. Servono reti organiche come i ‘biciplan’ e le stesse ‘zone 30’ (aree urbane dove il limite di velocità è appunto di 30 chilometri orari, ndR) per ottenere quei benefici già raggiunti altrove: traffico decongestionato, vantaggi ambientali e in termini di costi sociali».
Pochi soldi La constatazione dell’assessore, determinato comunque a proseguire nell’opera intrapresa, è che «siamo indietro di vent’anni e scontiamo forti resistenze ad ogni tipo di cambiamento, basta vedere ciò che accade con la raccolta differenziata». Per gli interventi, ci si affida soprattutto a fondi ‘esterni’: come quelli chiesti alla Regione per creare qualche percorso ciclabile in più. La sensazione è che si dovrà attendere ancora, prima di colmare il gap con le realtà più ‘evolute’. Anche se idee e proposte ‘a costo zero’ non mancano e, particolare non da poco, di questi tempi sono quelle che fanno più gola alle amministrazioni.
Il circolo L’iniziativa si è svolta in una sala gremita, motivo di soddisfazione per il segretario del circolo Pd Rivo – Campitello, Daniele Lombardini: «Quella della mobilità ‘dolce’ – spiega – non è solo un’istanza prioritaria di questa zona di Terni, ma una vera e propria sfida per tutta la città. Una questione che viaggia di pari passo con un’altra partita fondamentale da troppo tempo aperta, quella della metropolitana di superficie. Una battaglia culturale e di civiltà, se vogliamo anche generazionale, da portare avanti con forza al prossimo appuntamento delle elezioni amministrative».
