di Marco Torricelli
Proprio un progetto no. Ma un’idea meravigliosa, in testa, se l’erano messa. E avevano pure buttato giù una specie di ‘protocollo’: ognuno metteva a disposizione conoscenze e agganci, esperienza e legami professionali. I quattrini non erano un problema. E, insomma, su quella grande area un altro bel centro commerciale, secondo loro, ci stava proprio bene. Ma qualcosa pare non abbia funzionato.
L’area Sta proprio in fondo a via Alfonsine e quelle due colonne, ricordo di un antico cancello, magari sarebbero state lasciate lì, ad accogliere i clienti. Sì, perché l’area su cui avevano messo gli occhi è proprio quella. La stessa sulla quale, negli anni, sarebbe dovuto sorgere di tutto: per adesso, però, se la mangiano le erbacce. Una volta terminati i lavori di ‘Cospea 2’, si sarebbe messo in pista il circo, con Auchan, il mega-gruppo francese, che aveva già dato la propria disponibilità.
I promotori A coordinare il tutto ci sarebbe stata la Trading Promotion di Mario Todini, l’ex sindaco di Terni che poi è diventato un esperto nel mettere in contatto i gruppi della grande distribuzione organizzata con le amministrazioni e gli imprenditori locali; ma un ruolo non di secondo piano lo avrebbe avuto anche un altro personaggio locale che proprio nella Gdo ha fatto la sua bella carriera. E poi, ovviamente, c’era il corollario: palazzinari e appaltatori. Che già si stavano organizzando per spartirsi i lavori.
Gli intoppi La gioiosa macchina da affari, però, sembra aver bucato o, almeno, gli pneumatici si sono sgonfiati un bel po’: vuoi perché, adesso, l’aria della ‘conca’ si è fatta pesante un bel po’ – le centraline dell’Arpa, con questo, poco hanno a che fare – e tutti stanno parecchio più attenti; vuoi perché la crisi economica non incoraggia e, pure, perché lo stesso progetto ‘Cospea 2’ sembra arrancare. Non solo per il fatto che i lavori sono fermi.
La guerra Già, perché il cantiere è fermo – per la battaglia ingaggiata tra Giunio Marcangeli, il proprietario del terreno e Emanuele Amenta, l’appaltatore che stava costruendo – e non è per niente certo che i lavori possano riprendere tanto presto: tra i due non esisterebbero possibilità di ricomporre un sodalizio che non era solo professionale, ma anche umano e che si è irrimediabilmente spezzato, con inevitabile ricorso alle carte bollate.
Il comitato Tanto più che ci si è messo pure il comitato di quartiere: con la polemica contro il progetto che prevede l’innalzamento della sede stradale, per creare il sottopasso che dovrebbe collegare i due centri commerciali e che, molto probabilmente, sarebbe pronto a scendere in campo, magari con Italia Nostra al fianco, per osteggiare un progetto che determinerebbe, prima, un’ulteriore massiccia cantierizzazione dell’area e, dopo, un incremento esponenziale del volume di traffico.
I ripensamenti Ma anche perché, e non è detto che la cosa non abbia contribuito ad aggravare le tensioni, è diventato sempre più difficile convincere i commercianti che vengono avvicinati a sottoscrivere l’impegno a trasferirsi nel centro commerciale, una volta che questo sarà stato completato: per la farmacia hanno risolto, ma le adesioni non arrivano nel numero sperato e anche chi aveva dato un’adesione di massima ha cominciato a creare qualche problema. Insomma: il rischio di un flop è sempre più reale.
