Il centro 'La farfalla'

di Francesca Mancosu

Ad ottobre, come annunciano le associazioni dei diversamente abili, o come auspica il vicesindaco e assessore ai servizi sociali Francesca Malafoglia, entro l’anno. Comunque sia, sembra avviata ad una soluzione positiva la vicenda del Centro ‘La farfalla’, residenza destinata ad ospitare persone con disabilità prive del supporto familiare, ‘inaugurata’ durante la campagna elettorale delle regionali 2014 ma mai entrata in funzione, e ormai minacciata dal degrado.

Programmare il sociale La conferma, seppure con la dovuta cautela, arriva dal vicesindaco Malafoglia a seguito di un incontro con i rappresentanti delle associazioni Diversamente abili Fada, tenutosi in comune lunedì mattina. «Seppur in una fase difficile, c’impegneremo con giunta ed operatori per chiarire tutti gli aspetti formali da assolvere per procedere all’apertura del centro, con la massima urgenza. Abbiamo già previsto una serie di incontri con tutti gli attori coinvolti in questa tematica per avviare una programmazione sociale ed occuparci anche di disabilità, in primis sotto l’aspetto sanitario e con la Asl».

«Disabili non sono pacchi postali» Più ottimista Gianfranco Colasanti, presidente dell’Unmil – Unione mutilati ed invalidi del lavoro, che promette l’apertura della residenza «entro ottobre». Una struttura, però, non solo da aprire, ma da far funzionare «perché i ragazzi che dovrebbe ospitare non sono pacchi postali: una volta portati lì, vanno invogliati a rimanerci, con il supporto di personale qualificato». Un’amara considerazione, a cui fa eco anche Morena Fiorani, vice presidente dell’associazione Aladino (onlus per la tutela dei diritti delle persone con disabilità) e rappresentante umbra della Fish – Federazione italiana per il superamento dell’handicap «L’unica struttura del genere attualmente funzionante a Terni è piena: in caso di bisogno si è quindi costretti a rivolgersi alle residenze attive a Assisi, Foligno e Spoleto, staccando i ragazzi dalle proprie amicizie e famiglie. Poi da noi, una volta superati i 18 anni, l’Asl non assicura più il servizio di assistenza ai disabili mentali, con il ‘pretesto’ che mancano operatori specializzati».

La farfalla: 12 anni di attesa Nel 2002 ‘La farfalla’ muove i suoi primi passi grazie ad una delibera della giunta regionale dedicata alla realizzazione di progetti in favore di persone con disabilità prive del supporto familiare (chiamati ‘Dopo di noi’) e ad una deliberazione della giunta comunale che concede in comodato d’uso l’immobile della ex scuola materna del quartiere Polymer alle cooperative sociali operanti in città per gestire la struttura, contratto nel tempo esteso alle coop Actl, Cultura e Lavoro, Casaligha, Oasi Sport Libertas e Alis, aggregatesi in associazione temporanea d’impresa. Nel 2006 il Comune fu costretto a modificare la delibera a causa della fatiscenza dell’immobile, tale da far configurare impropria la precedente assegnazione che prevedeva la semplice manutenzione ordinaria da parte delle Cooperative e di limitarla alla sola assegnazione in comodato d’uso al solo terreno con uso edificabile per 90 anni, invitando l’ati a richiedere la concessione edilizia per svolgere i lavori previsti, con il vincolo che la struttura da ristrutturare avrebbe dovuto essere adibita in modo esclusivo per almeno 20 anni ‘a residenza per disabili gravi privi di assistenza. I lavori per il restauro furono realizzati e, nel marzo 2010, la struttura venne inaugurata. Nel 2012, il Comune di Terni concesse le autorizzazioni previste, mentre l’ati avrebbe dovuto  adempiere alla rettifica catastale e all’esecuzione di piccoli lavori di manutenzione; e quindi si sarebbe potuto procedere alla stipula della convenzione tra il Comune, l’allora Asl n. 4 di Terni e la stessa ati. Nel febbraio 2014, con una nuova delibera di giunta, il Comune ha però approvato l’ampliamento della struttura per ospitare, oltre che le persone interessate al Dopo di Noi, anche coloro che, per età, caratteristiche di salute e bisogni, non trovano risposta nell’offerta de ‘La Farfalla’, autorizzando la realizzazione parallela di una struttura di tipo residenziale che soddisfi altre esigenze della popolazione con disabilità prive del supporto familiare.

La questione mobilità In attesa di vedere finalmente aperta la residenza, le associazioni dei disabili vanno avanti a 360°, chiedendo al  Comune di intervenire anche in materia di mobilità e urbanistica. «Il sindaco Di Girolamo ha firmato un accordo con noi in cui promette l’ingresso in commissione Urbanistica di nostri tecnici, per tenere conto del loro parere nella valutazione delle opere che saranno realizzate in futuro», ricorda ancora Colasanti.  «Se non lo farà, occuperemo il consiglio comunale ad oltranza e lo tappezzeremo di manifesti per ricordargli l’impegno preso. Inoltre, auspichiamo la creazione di una commissione per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per la mobilità come quella che formò Ciaurro nel 1993, e che ha realizzato tanti progetti con una dotazione pari a un miliardo e 656 milioni di lire in quattro anni. Nelle passate legislature, l’abbiamo riproposta a Raffaelli e allo stesso Di Girolamo, ma senza esiti. Serve una mappatura della città, un piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in tutta la città secondo la legge del 1986. Se non ci daranno ascolto, risponderemo con la disobbedienza fiscale, rifiutandoci di pagare le addizionali sulle bollette».

Piscine negate Il presidente Unmil poi torna anche sulla presenza di barriere architettoniche nel complesso delle piscine dello Stadio, replicando allo studio Baldi Margheriti, che aveva negato di aver mai ricevuto ‘osservazioni’ sul complesso natatorio da parte delle associazioni dei disabili. «Siamo andati nel loro studio per tre volte, e abbiamo segnalato tutte le mancanze dei loro progetti, dall’apertura delle porte dei bagni alla misura delle porte tagliafuoco. Poi siamo stati invitati, da loro, a fare un sopralluogo alle piscine, e anche in quell’occasione abbiamo espresso il nostro parere. I rappresentanti della Salini ci dissero ‘fineremo gli impianti, poi faremo i lavori che ci chiedete’. Noi abbiamo scelto di non segnalare al Coni alcune problematiche, tipo quelle del percorso per ipovedenti e non vedenti, altrimenti avrebbero stoppati i finanziamenti necessari per completare l’opera».

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