di F.T.
È scontro aperto fra le socie-lavoratrici dell’Aidas. Armate di tutto punto e ciascuna dalla propria parte. L’impressione – basta uno sguardo superficiale – è che ora le istanze vadano oltre i pur vitali stipendi che diverse di loro non percepiscono da mesi. Quella in atto è una battaglia più ampia. E dagli esiti ancora imprevedibili.
Le socie ‘buone’ A stretto giro, dopo le prese di posizione della Cgil regionale e delle lavoratrici rappresentate dal consulente Angelo Bossi, dall’Aidas giunge la risposta delle altre socie, quelle – come si autodefiniscono – «che rispettano le norme statutarie e che scelgono di confrontarsi, anche in maniera accesa, nelle sedi opportune che sono l’assemblea e le riunioni».
L’attacco Da loro arriva una critica aspra «al comportamento che stanno mettendo in atto altre colleghe che, oltre ad operare in contrasto con i propri obblighi, danneggiano l’immagine e il patrimonio della cooperativa e, soprattutto, sé stesse». L’attacco è diretto: «adesso siamo noi che diciamo basta al reiterato linciaggio mediatico messo in atto da soggetti esterni che, in maniera grossolana e per altri scopi, stanno ingerendo nella vita della cooperativa».
L’appello Nella nota, le socie rimarcano come non siano mancate frizioni con il gruppo dirigenziale, «ma – aggiungono – non facciamo conferenze stampa, né tantomeno deleghiamo ad estranei quanto ci spetta di fare direttamente. Per questo non consentiamo più a nessuno di usare strumentalmente il nome della cooperativa che rappresenta tanti soci e non solo alcuni di essi». Non manca anche un invito a ricomporre la frattura: «Vogliamo un confronto tra soci, come sempre è stato nei trent’anni di storia dell’Aidas. Per questo invitiamo le colleghe che sono andate verso una separazione, a riportare il dissenso all’interno della cooperativa, non dando più ascolto a falsi profeti o tutori che non sono in grado di risolvere i problemi che invece, con una ritrovata unione, potremmo affrontare e risolvere».
L’appalto Nel mirino ci finisce anche il ‘sistema’. Così il sospetto è che «alla base delle ‘interferenze’ ci siano altri interessi che riguardano, ad esempio, l’esito della gara d’appalto, ma soprattutto il valore economico della cooperativa e del suo patrimonio, decine di milioni di euro, con i 173 posti letto autorizzati dalla Regione, due strutture residenziali e un residence, senza contare il peso enorme di un capitale umano di professionalità elevata».
«Chi vuole affossare l’Aidas?» «Diciamolo chiaramente, queste iniziative sono volte ad affossare definitivamente la cooperativa e sono messe in atto da chi è pronto a trarre il maggior vantaggio dalla sua chiusura. A giorni – concludono le socie – ci aspettano decisioni importanti come l’elezione dei nuovi amministratori che dovranno essere in grado di garantire la continuità lavorativa per tutti».


