Prosegue, con l’Azienda Usl2 e quella ospedaliera di Terni la serie di approfondimenti che Umbria24 dedica ai piani operativi che le quattro aziende umbre – quello dell’ospedale di Perugia è stato il primo che abbiamo pubblicato – hanno consegnato alla Regione e che contengono le misure per abbattere le liste d’attesa. Piani che dovrebbero entrare in funzione già ad ottobre.
di F.T.
La terapia d’urto è pronta e, salvo ‘complicazioni’, produrrà effetti positivi nel giro di poche settimane. Il vero obiettivo, però, è far sì che il problema delle liste di attesa – ancora troppo lunghe per tutta una serie di esami – venga risolto in maniera strutturale e non si fermi ad uno ‘spot’, per quanto efficace, con scadenza a primavera.
Le azioni Per fare ciò i protagonisti della sanità ternana, l’azienda ospedaliera Santa Maria e l’Usl Umbria2, hanno recepito il piano straordinario elaborato dalla giunta regionale, definendo le principali proposte utili a concentrare in un arco temporale massimo che va da 30 (per le visite specialistiche) a 60 giorni (per le prestazioni diagnostico-strumentali), tutta una serie di servizi che al momento vengono erogati anche con scadenze superiori ai 12 mesi.
LISTE DI ATTESA PIU’ BREVI: PARLANO ANDREA CASCIARI (AOSP) E SANDRO FRATINI (USL UMBRIA2)
Sinergia Le misure, condivise dalle due aziende in un piano rivolto ai circa 135 mila assistiti della provincia di Terni, sono state illustrate in maniera congiunta dai direttori generali Andrea Casciari (Santa Maria) e Sandro Fratini (Usl Umbria2) che hanno messo in campo tutta una serie di azioni – dall’interscambio di professionisti alla differenziazione dell’offerta fra le due aziende, fino alla creazione di un gruppo tecnico congiunto – per ‘aggredire’ il problema.
Cresce l’offerta Per centrare l’obiettivo si cercherà di agire su più fronti. In primis – è stato detto – incrementando il numero delle prestazioni, con circa 1.800 ore mensili di offerta aggiuntiva per tutte le prestazioni che presentano appuntamenti oltre il 2014. Per riuscirci verranno messi in campo turni di 12 ore al giorno (è il caso della Tac di Narni) e un’apertura degli ambulatori estesa fino alle ore 22 e anche al weekend nelle strutture principali (ospedali di Terni, Foligno, Orvieto e Narni). Un’azione, questa, basta sulla sinergia fra azienda ospedaliera e azienda sanitaria sia per quel che riguarda le apparecchiature che per il personale. In aggiunta alla possibilità, prevista dal piano della Regione, di incrementare il personale a disposizione attraverso contratti a termine e a progetto.
Il re-call Buoni risultati, per quel che riguarda l’azienda ospedaliera di Terni, sono arrivati dal cosiddetto ‘recalling’: ovvero la chiamata automatica ai pazienti per confermare gli appuntamenti. I dati di agosto e settembre confermano che almeno il 20% degli utenti rinunciano alla visita senza disdire la prenotazione. Su oltre 5 mila persone contattate dal Santa Maria fra agosto e settembre – come confermato dal direttore sanitario Leonardo Bartolucci – 600 hanno confermato di voler rinunciare alla visita, liberando altrettanti posti utili.
La domanda L’altro fronte che le due aziende intendono aggredire, è rappresentato dal cosiddetto ‘efficientamento’: «Troppe prestazioni – è stato detto – sono semplicemente inutili e non aggiungono nulla ad un quadro diagnostico che il più delle volte già definito». Da qui l’esigenza di coordinare al meglio i medici di base – che verranno ‘sensibilizzati’ attraverso incontri periodici – e gli stessi specialisti. Per definire percorsi appropriati, evitando «scelte strampalate – come le ha definiti Sandro Fratini – e gimkane». Una occhio particolare verrà destinato ai tempi di ripetizione dello stesso esame, all’applicazione di percorsi omogenei per le malattie croniche e all’applicazione di un programma di controlli su base trimestrale. Il tutto per incidere anche sul fronte della ‘domanda’.
Target A definire la cornice entro cui le azioni verranno messe in campo, è Andrea Casciari: «Non va dimenticato che l’azienda ospedaliera garantisce per legge tutto ciò che è di ‘secondo livello’, ed è già molto. L’obiettivo è contenere entro termini più accettabili le prestazioni ambulatoriali che non rientrano nei ‘Rao’ (raggruppamenti di attesa omogenei, ndR) di tipo B, D e di urgenza».
