Amelia

di Marco Torricelli

Il nome, ‘Forme dell’anima’, sembra uscito da un libro di Camilleri e, per certi aspetti, pure la storia. Che, iniziata nel 2009, è in pieno svolgimento e anzi, con il varo del nuovo Piano di sviluppo rurale – quello che andrà dal 2014 al 2020 – pare destinata a riservare sviluppi interessanti.

La storia Il 26 maggio del 2009, il Comune di Amelia delibera il «piano delle alienazioni e delle valorizzazioni del patrimonio immobiliare» e, in sostanza, autorizza la vendita di alcuni beni. Tra questi c’è un terreno; 7 ettari e mezzo con annesso fabbricato rurale, in località Pozzarighe; valutato poco meno di 252mila euro. Il tutto faceva parte, fino al 1978, del patrimonio dell’Ente comunale di assistenza; poi era transitato per la Comunità montana, alla quale era stato affidato in comodato nel 1982 ed era infine tornato al Comune in seguito alla sua liquidazione.

Primo atto Il 19 ottobre del 2010, la giunta guidata da Giorgio Sensini torna ad occuparsi di quel terreno e, decide di cederlo. Con una «trattativa privata», che però è ammessa solo per «alienazioni di beni immobili a vantaggio di enti pubblici o morali, associazioni con finalità sociali ovvero di pubblico interesse» e, insomma, chiede alla Comunità montana, il commissario era l’ex sindaco di Narni Stefano Bigaroni, di restiture il tutto «entro il 30 giugno del 2012».

Secondo atto Il 7 gennaio del 2011 la giunta Sensini prende atto che per quel terreno «è pervenuta una richiesta di acquisto da parte dell’associazione ‘Forme dell’anima’», che nel documento comunale viene definita, conformemente ai vincoli previsti dalla trattativa diretta, Aps, cioè associazione di promozione sociale, cioè una di quelle «costituite al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o terzi, senza finalità di lucro». Le così dette ‘non profit’, insomma. E decide di vendere.

Terzo atto Tanto che dal 20 dicembre del 2011, ‘Forme dell’anima’ risulta essere – con un atto stipulato presso il notaio Cirilli – proprietaria del tutto. Più che una semplice «associazione», come scriveva il Comune, però, è una cooperativa. Mica è vietato, ovviamente. Tanto più che si tratta di una «società cooperativa agricola sociale onlus»: la presidente, al 14 giugno del 2012, risultava essere Emanuela Manini, mentre la vice presidente era Michela Placidi. Quattro i consiglieri: Daniela Bonifacio, Marina Mari, Amerigo Pagliari e Paolo Vitelli.

La curiosità In quei 7 ettari e mezzo c’era anche un fabbricato rurale, che a febbraio del 2011, nella particella catastale 399, viene definito ‘unità collabente’, che tecnicamente sono ‘unità parzialmente demolite, dirute, o che, in ogni caso, non producono reddito’. Una specie di rudere, insomma. Tanto che la rendita catastale è pari a zero. In seguito ad una ‘variazione nel classamento’, però, il 22 novembre dello stesso anno, quella stessa particella catastale 399 risulta ospitare un immobile della categoria ‘D10’, cioè un ‘fabbricato per funzioni produttive connesse alle attività agricole’. Con un evidente incremento di valore, tanto che la rendita catastale diventa di 328 euro.

La denuncia La cosa non è passata inosservata e c’è stato chi – facendo anche un po’ ‘le pulci’ alla composizione del direttivo della cooperativa – ha pensato bene di fare una visita alla procura della repubblica. Portando e depositando documenti, visure camerali e catastali, copie di ‘richieste di accesso agli atti’ presentate, reiterate e ignorate. Tutta roba che, adesso, è oggetto di valutazione.

La precisazione Il Comune di Amelia, tramite l’avvocato Fabio Marini, precisa di aver «assegnato il bene secondo le previsioni legislative e regolamentari a soggetto privo di finalità lucrative impegnato nel campo sociale come correttamente espresso nell’articolo» e che ai fini della vendita «il comune ha richiesto la restituzione del bene alla Comunità montana dell’Orvietano Narnese Amerino  Tuderte che ne era amministrazione usuaria, pur non essendone proprietaria». Quanto all’immobile «categoria ‘D10’ in Pozzarighe, foglio 97 particalla 399 sul 1 aveva tale categoria catastale anche prima del trasferimento del compendio dal comune all’acquirente». Un immobile collabente, nella sostanza in rovina, specifica il legale, «può essere valorizzato dal punto di vista edilizio, atteso che l’area di sedime assume a tutti gli effetti, il valore di area edificabile ai fini del recupero e nel presente caso atteso l’equivovo sulla identificazione catastale del bene sopra indicato, l’edificio collabente, censito al foglio 97 particella 399 sub 2, ben  può esser valorizzato dall’acquirente in ragione della  potenzialità edificatoria».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.