di Francesca Mancosu
Un pugno di case in pietra. Cinque abitanti, con un’età media superiore ai settant’anni. Siamo a Castellombasso, minuscolo paese poco distante da Ferentillo, in piena Valnerina. Proprio qui, dalla prossima domenica, cominceranno una serie di corsi di ‘autoproduzione’, con l’obiettivo di recuperare le antiche tradizioni della valle, e di raccogliere fondi per salvare la sua chiesa del Seicento. Nel primo appuntamento, s’imparerà a fare il pane.
Castellom… pane! «Quando il pane si fa duro, i duri imparano a fare il pane» è lo slogan del laboratorio in programma l’8 dicembre a Castellombasso. «Vorremmo insegnare a fare il pane in casa propria – racconta Fabiano, coideatore di ‘Castellom… pane!’- utilizzando il lievito madre. Domenica lo faremo tutti insieme, insieme ad un fornaio di Ceselli, che spiegherà tutto il procedimento passo passo. Mentre l’impasto riposerà, pranzeremo, e poi mentre sarà in forno, ci sarà una tombolata». Una giornata diversa, la prima di tre appuntamenti trimestrali – a cui si può partecipare con un contributo di 30 euro – dedicati alla riscoperta di saperi e gesti da non disperdere.
Formaggi, cesti in vimini e fiabe «In primavera, ricreeremo la giornata del pastore: dalla mungitura della mattina alla preparazione del formaggio e della ricotta. E vi spiegheremo come rifarlo usando latte fresco non pastorizzato. A Terni purtroppo non si trova, ma a Perugia sì». Nei prossimi mesi ci sarà anche un corso dove si potrà imparare a realizzare cesti intrecciando giunchi, e a settembre tornerà ‘Fiabavalle’, la fiaba itinerante allestita fra le vie del paese insieme al Progetto Mandela, andata in scena quest’anno in occasione del contest di arrampicata sportiva Nera Boulder, in concomitanza con la festa patronale della Madonna.
I lavori li faremo noi «Questi progetti – prosegue Fabiano– sono il frutto della voglia di alcune persone legate affettivamente al borgo di fare qualcosa per farlo rivivere, dopo il forte spopolamento subìto fra gli anni cinquanta e sessanta. Per questo, abbiamo pensato di aprire una raccolta fondi per restaurare quella che un tempo era la cappella privata della famiglia Pennacchi, i feudatari del paese». Nonostante siano tutti da rifare il portone e il sagrato – e manchino pure gli arredi – Fabiano non si perde d’animo. «Compreremo i materiali, poi lavori li faremo noi, ognuno secondo le proprie capacità». Il prossimo obiettivo è il recupero e la manutenzione dei muri a secco padronali che reggono i terrazzamenti della zona. «Vorremmo rimetterli in piedi, visto che in alcune regioni, tipo in Liguria, sono diventati un’attrazione turistica».
