Terni bombardata (archivio L'Unità)

Settantadue anni dal bombardamento che distrusse il centro di Terni. La città martedì mattina ha ricordato la drammatica operazione bellica scattata l’11 agosto del 1943 quando aerei americani sganciarono sulla Conca un gran numero di bombe, radendo al suolo centinaia di abitazioni civili e causando la morte di circa mille persone.

Bombardamento di Terni del 1943 Nella relazione al ministero dell’Interno da parte dell’allora prefetto Antonio Antonucci si legge: «L’incursione aerea ha determinato l’esodo quasi generale degli abitanti. Si calcola che siano state distrutte e danneggiate circa 1.200 case su 2.500 circa del centro abitato e che la popolazione sfollata si aggiri intorno a più dei due terzi della popolazione residente nel centro, che ammonta a circa 45 mila abitanti. La città del lavoro, conosciuta ovunque per la operosità tenace ed insonne dei suoi operai, è ora divenuta una città morta. Le perdite fino ad ora accertate possono indicarsi in circa 500 morti, già estratti ed inumati e 493 feriti. Non può precisarsi il numero dei morti che trovansi sotto le macerie, ma dato il numero delle case distrutte si calcola approssimativamente che vi siano almeno altri 500 cadaveri. La maggior parte delle persone colpite si trovava o nelle strade o nelle loro case non fornite di rifugio, a causa della impossibilità tecnica di costruirli data la ristrettezza della viabilità e la modestia degli edifici. Altra gente è stata colpita agli ingressi dei rifugi, dato il breve intervallo tra l’allarme e l’inizio del bombardamento».

TERNI SOTTERRANEA AL RIPARO DA ATTACCHI MILITARI: FOTOGALLERY

Commemorazione Martedì mattina rappresentanti istituzionali del Comune si sono recati in via Lanzi di fronte alla lapide commemorativa delle vittime civile del primo bombardamento di Terni ed è stata deposta una corona in loro memoria.

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One reply on “Terni 72 anni dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale: commemorate vittime civili”

  1. quel giorno io ero a casa dei miei nonni materni, Ariodante Trastulli e Delfina Toni. Avevo sette anni. Ricordo la sirena e la fuga precipitosa verso un rifugio sotterraneo, di cui adesso, vedendo le foto, ricordo i sedili di pietra, i cunicol stretti e bui, il buio improvviso rotto da lampadine portatili. Ricordo la voce degli zii Toni, Adelmo e Igino, che chiamavano mia nonna: “Delfina, Delfina”. Non so quante ore restammo lì dentro, molte. All’uscita trovammo la città rasa al suolo e avemmo notizia di moltissimi morti che erano già stati portati via,. Ricordo un cavallo morto in terra, le gambe stecchite. Andammo verso la casa dei nonni, in Corso Tacito, trovammo un moncone di muro con appesa la foto di mia madre. Fuggimmo a Strettura dove restammo un paio di mesi prima di tornare a Roma dai nonni paterni. Fa ancora male ricordare e ho 84 anni. Marcella Milani

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