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La conferenza stampa di Gesenu oggi all'hotel Brufani

Continuano ad arrivare commenti e prese di posizione intorno alle parole del numero uno di Gesenu Spa Carlo Noto La Diega, riportate oggi da Umbria24.it, intorno alla questione della chiusura del ciclo dei rifiuti. Di «parole gravi e preoccupanti» parla ad esempio Claudio Santi, portavoce dell’associazione Cittadini in rete. «L’amministratore – spiega Santi in una nota -, affermando che  ‘il sito migliore per il termovalorizzatore è quello di Pietramelina’, scopre definitivamente le carte di Gesenu che punta dritto alla costruzione dell’inceneritore piuttosto che preoccuparsi di potenziare  i sistemi di raccolta differenziata che ci vedono in clamoroso ritardo rispetto a quanto previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti».

La logica di Gesenu «Con i ritmi di incremento attuali – spiega sempre Santi – impiegheremo trent’anni a raggiungere l’obiettivo  minimo del 65%, e Gesenu non trova di meglio che ragionare di inceneritore. E’ chiaro che la logica che guida queste avventate considerazioni è tutt’altro che ambientalista. Un ragionamento serio imporrebbe una immediata chiusura e messa in sicurezza della discarica e non certo un appesantimento dell’impatto ecologico sul territorio  con la costruzione anche di un inceneritore». «Si chiamino le cose con il loro nome – prosegue sempre Santi -, ‘termovalorizzatore’, ‘chiusura del ciclo’ non sono altro che giri di parole per non far capire ai cittadini che i rifiuti verranno bruciati senza un reale guadagno energetico, ottenendo come risultato finale una quantità maggiore di altri rifiuti pericolosi, per l’uomo e per l’ambiente.

Rifiuti zero non è un sogno «Cittadini in Rete  – conclude infine Santi – concorda con l’ad nel dire che la strategia rifiuti zero non sia un sogno, e nel nostro incontro a ponte Valleceppi l’assessore Ciacci di Capannori ce ne ha dato  un brillante esempio. Rimane da chiedersi perché non possa essere una delle soluzioni possibili anche per la gestione dei rifiuti in Umbria. In tal senso il parziale smobilizzo delle 900 mila azioni (pari al 45% del capitale sociale) in mano a Palazzo dei Priori potrebbe suggerire una intuitiva risposta che non coinvolge certo il bene pubblico. Che la politica e le amministrazioni perseguano il vero interesse dei cittadini e della salute pubblica prima che preoccuparsi di quotazioni in borsa e speculazioni economiche».

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