(foto generata con AI)

«Signora siamo i carabinieri di Perugia, le hanno clonato i documenti». Una telefonata inquietante, da un numero che sembra proprio quello del centralino delle forze dell’ordine. Anzi, a cercare su internet, è proprio il numero del Comando provinciale dei carabinieri di Perugia. Ma a chiamare non sono loro, bensì dei truffatori. La denuncia arriva da una lettrice di Umbria24 che racconta la sua esperienza.

«Ho ricevuto una chiamata da un numero fisso, un centralino, perché era un numero corto, quindi si vede che sono centralini. Ho risposto con titubanza – racconta la signora Nicoletta – si presenta, ‘Siamo i carabinieri’». L’interlocutore al telefono dice addirittura il cognome della signora Nicoletta, ma lei non ci casca: «Avevo capito che c’era qualcosa che non andava, perché questo non parlava con scioltezza italiano, ma non c’era neanche nessuna inflessione dialettale particolare». L’uomo dall’altro capo della cornetta le dice che hanno ricevuto una «denuncia da parte dell’ufficio anagrafe, perché le hanno clonato il documento e il codice fiscale».

La signora comincia a fare domande e incalza l’interlocutore, che le dice di essere dei carabinieri del comando di Perugia. «Cercavo di fare domande specifiche, di quali documenti, di che cosa si tratta – continua la signora – e mi ha attaccato il telefono in faccia. Ho rifatto il numero per richiamarli, per vedere chi mi avesse risposto, effettivamente quando ho detto pronto, hanno risposto davvero i carabinieri».

Il numero dal quale proveniva la chiamata, spiega la signora Nicoletta, è effettivamente quello del centralino del Comando provinciale dei carabinieri di Perugia. Ma stavolta a rispondere sono davvero le forze dell’ordine, che le dicono di essere al corrente della situazione.

«Si chiama spoofing, è un tipo di truffa telefonica o telematica che punta a rubare dati o a farsi consegnare soldi, impersonando forze dell’ordine, enti pubblici o addirittura istituti bancari», ha spiegato il tenente colonnello Maurizio Laurito, comandante del Reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Perugia, aggiungendo: «In pratica appare un’utenza reale al numero della vittima, perché – dice – i truffatori nascondono il proprio indirizzo Ip, numero di telefono e email, dietro a contatti istituzionali. Sfruttano – prosegue – risorse informatiche per raggirare la persona e chiedere soldi o indurla a consegnare dei dati personali, credenziali per movimenti bancari. Spesso – sottolinea – spaventano la vittima dicendole che c’è qualche procedimento che riguarda familiari, e poi le chiedono di preparare denaro o gioielli. A volte usano complici per andare a domicilio».


Il consiglio è quello di rimanere vigili e «mai dare credenziali e/o dati al telefono», avverte Laurito, ricordando per l’ennesima volta a tutti che «istituti bancari e forze dell’ordine non chiedono mai denaro e/o credenziali private, non vanno a casa ritirare soldi, ori e gioielli. Questi truffatori agiscono sulla psiche delle vittime, fanno leva sul rapporto di fiducia che c’è con le forze dell’ordine». Altro metodo per evitare di farsi truffare è quello adottato dalla signora Nicoletta: chiudere la chiamata e provare a richiamare il numero. «Non fate loro troppe domande, anche mettersi a discutere non serve» conclude Laurito. Dal Comando provinciale ricordano inoltre le iniziative, incontri e campagne divulgative e di sensibilizzazione promosse dalle forze dell’ordine per riconoscere le truffe e proteggersi da esse.

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