Si accende il confronto politico a Palazzo dei Priori dopo l’approvazione in Consiglio comunale dell’ordine del giorno che chiede l’abolizione della cosiddetta ‘tassa etica’ sui redditi derivanti dalla produzione e distribuzione di contenuti pornografici. A contestare duramente la posizione della maggioranza è la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Elena Fruganti, che parla di «una scelta profondamente sbagliata e lontana dalle vere priorità educative e sociali della nostra comunità». Ma i promotori respingono le accuse.
Secondo Fruganti, il documento approvato dall’aula si concentra esclusivamente sugli aspetti fiscali e sui diritti degli operatori economici del settore, senza affrontare il fenomeno della pornografia tra i giovani. «Eppure – dice la consigliera – è proprio qui che dovrebbe concentrarsi l’attenzione della politica. Secondo una ricerca del Cnr, l’utilizzo precoce e intensivo della pornografia online riguarda il 46 per cento dei ragazzi e l’8 per cento delle ragazze. Un’indagine di Save the Children-Ipsos del 2025 evidenzia inoltre che tra i giovani di 16-19 anni l’esposizione a contenuti pornografici interessa oltre il 40 per cento dei ragazzi e il 18 per cento delle ragazze».
Secondo la consigliera, le istituzioni in uno Stato laico, «attraverso il sistema fiscale, non si limitano a raccogliere risorse: indicano anche quali comportamenti intendono incentivare e quali fenomeni ritengono opportuno scoraggiare nell’interesse collettivo». Lo stesso principio, sostiene la consigliera, che giustifica una tassazione più elevata su tabacco e gioco d’azzardo. Nel mirino di fratelli d’Italia, anche il tema della rappresentazione della donna: «Mi sorprende il silenzio delle femministe di sinistra – continua Fruganti – Da anni denunciano giustamente l’oggettivazione del corpo femminile e gli stereotipi di genere, ma quando si parla di pornografia tutto sembra improvvisamente diventare un semplice tema fiscale».
Alle accuse hanno risposto i consiglieri comunali Cesare Carini, Lorenzo Mazzanti e Lorenzo Ermenegildi Zurlo, promotori dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio. In una nota congiunta precisano che il documento «non sostiene in alcun modo l’accesso dei minori alla pornografia, né sottovaluta il tema educativo, culturale e sociale legato alla sessualità e al rispetto del corpo».
Secondo i tre consiglieri, la questione affrontata dall’atto è esclusivamente tributaria e riguarda una sovraimposta applicata a «redditi prodotti da persone adulte, nell’ambito di attività lecite, già sottoposte alla tassazione ordinaria Irpef o Ires» spiegano, rimandando le accuse al mittente. «Confondere la tutela dei minori con una sovrattassa che colpisce persone adulte consenzienti significa non aver esattamente inquadrato il tema oggetto del nostro ordine del giorno» dicono.
I proponenti sostengono, infatti, che la tutela dei minori debba passare attraverso strumenti diversi, come controlli più efficaci sull’accesso ai contenuti online, percorsi educativi e una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme digitali. «Se davvero si vuole parlare di giovani, educazione e affettività – si legge nel comunicato – allora bisogna avere il coraggio di discutere anche delle scelte nazionali che rendono più difficile una formazione aperta, seria e consapevole sulla sessualità, sul consenso, sul rispetto reciproco e sull’identità, a partire dal ddl Valditara di recente approvato in Senato».
Contestano poi sia il richiamo al femminismo, che secondo i proponenti «appare evidentemente fuorviante. Il tema della dignità delle donne merita rispetto e attenzione quotidiana, ma non può essere utilizzato strumentalmente per giustificare una imposta etica aggiuntiva», che il paragone tra la tassazione sul settore pornografico e quella prevista per tabacco, alcol o gioco d’azzardo, dove «il legislatore interviene su beni o attività di consumo che producono danni direttamente misurabili e che generano costi sanitari, sociali e patologici specifici». La ‘tassa etica’, concludono, «non colpisce un consumo dannoso, ma il reddito professionale o d’impresa già tassato. È un aggravio fondato su un giudizio morale e su un’assimilazione inaccettabile tra contenuti pornografici prodotti tra adulti consenzienti, contenuti violenti e manipolazione della credulità popolare».
