di Daniele Bovi
Volendo prendere in prestito il concetto dalla politica, si tratta di una gigantesca operazione di ascolto della base, delle sue opinioni e delle sue proposte, probabilmente la più grande mai fatta dalla Chiesa cattolica a proposito di quella che viene considerata la cellula base della società: la famiglia. Complessivamente 38 domande, spedite a tutti i vescovi del mondo per capire non tanto cosa pensano questi ultimi bensì quale sia il comune sentire delle persone, una sintesi di quello che pensano, del loro vissuto quotidiano.
38 quesiti Trentotto quesiti per misurare il polso della ‘base’: dalle convivenze ai divorziati risposati, dai matrimoni omosessuali all’educazione dei figli nelle «situazioni difficili» fino alla conoscenza della Bibbia e di tutto il magistero della Chiesa che riguarda l’argomento. La data da segnare sul calendario è quella che abbraccia i giorni del prossimo ottobre, dal 5 al 19, quando a Roma si terrà il sinodo straordinario che avrà al centro proprio i temi sopra citati, con le risposte e i suggerimenti arrivati da ogni angolo della terra a fare da base di discussione.
Questionario Come appare chiaro dalla lettura delle domande, l’obiettivo non è ovviamente quello di smontare i cardini della dottrina, quanto quello di capire come rispondere alle nuove situazioni, come riorientare la pastorale. Il questionario è cominciato a circolare all’inizio di novembre e per spedire le risposte sono stati concessi tre mesi di tempo. In questi giorni è stato inviato a Roma il documento, che qui Umbria24 presenta, con il quale anche la diocesi di Perugia e Città della Pieve, guidata dal neo-cardinale Gualtiero Bassetti, sintetizza le risposte arrivate dalle parrocchie del territorio. Pagine di grande interesse che forniscono sia uno spaccato della situazione attuale che una serie di proposte. Una diocesi dove «molti battezzati sono cristiani per tradizione, ma non di fatto», dove le coppie che vogliono sposarsi «sono spesso quasi tutte conviventi e non praticanti», dove si sente l’esigenza di percorsi appositi per le coppie in crisi, dove separati e divorziati non sentono di trovare ascolto e comprensione e dove «le lobby gay stanno premendo a livello politico per ottenere riconoscimenti» allo scopo di equiparare il matrimonio «alle unioni di persone dello steso sesso».
Cristiani per tradizione Partendo dalle domande che riguardano la conoscenza della Bibbia e del magistero della Chiesa sulla famiglia, nella diocesi l’insegnamento è «quasi del tutto incompreso fuori della stretta cerchia parrocchiale». Un territorio dove non è vero che «i cristiani rappresentano una maggioranza numerica»: questo perché molti battezzati si ritengono cristiani «per tradizione, ma non di fatto». «Solo chi aderisce alla vita sacramentale e comunitaria – è detto nel documento – sembra possedere una visione antropologica cristiana. In tutte le altre circostanze l’incertezza regna sovrana». In un contesto culturale di «secolarizzazione» poi si sente il bisogno di diffondere in modo più capillare la teologia del matrimonio e, parlando di morale sessuale, una pastorale più attenta ai primi anni di matrimonio nonché una «più ragionevole e concreta, non fideista, nei confronti della donna».
Preparazione al matrimonio Il questionario affronta anche il tema della preparazione al matrimonio e qui il quadro che viene proposto è quello di coppie senza «formazione catechetica ed evangelica», tanto che negli ultimi anni più che un «servizio orientato alla specificità» del matrimonio, gli operatori stanno portando avanti una ri-evangelizzazione dei fidanzati, in una sorta di percorso graduale e «su misura». I giovani che arrivano infatti formano coppie, come accennato sopra, «quasi tutte conviventi e non praticanti, con una scarsa consapevolezza della loro identità cristiana, scettiche nei riguardi della Chiesa e impermeabili alla Grazia santificante». Un’analisi che sembra far pensare a matrimoni religiosi celebrati più per tradizione, per una sorta di convenzione sociale scollegata da una piena consapevolezza del sacramento. Coppie dove non c’è coscienza dell’indissolubilità, tra i contenuti del sacramento «meno compresi e accettati». Ecco perché, per far fronte a corsi al matrimonio la cui impostazione è «insufficiente», secondo le risposte servirebbe prima di tutto «una vera e propria occasione per incontrare Gesù Cristo», un lavoro lungo con persone preparate sia sotto il profilo dottrinale che su quello delle dinamiche di coppia.
Coppie in crisi Le richieste sono poi quelle di percorsi specifici per coppie giovani (primi 3-6 anni di matrimonio), da tenere in luoghi dove si fornisce aiuto psicologico e teologico. Un lavoro più attento andrebbe fatto anche per le coppie in crisi «che spesso, se aiutate», questa crisi riescono a superarla; un blocco di azioni, comprese quelle per i figli di separati, che permetterebbe di «salvare molti matrimoni e molte famiglie». Mentre per quelli che sposati ancora non sono la convivenza è ormai «costume diffuso» (quelle lunghe sono il 60%) e quindi anche in questo caso la predicazione deve cambiare. Separati e divorziati sono «in costante crescita», intorno al 40% nella diocesi, persone che non riescono ad essere intercettate prima della rottura e che non trovano «ascolto e comprensione» nella Chiesa. Uomini e donne che richiedono di poter accedere ai sacramenti, come la comunione, «spesso con rabbia e rancore» e anche in questo caso, per loro, un accompagnamento pastorale non c’è.
Lobby gay Rispondendo alle domande su unioni gay e delle coppie di fatto, nel documento si mette in evidenza il bassissimo numero di coppie iscritte nel Registro di quelle di fatto istituito a Perugia, il lavoro delle «lobby gay presenti nel territorio» per ottenere il riconoscimento delle unioni omosessuali e il fatto che in alcune scuole si stiano portando avanti «programmi educativi legati alla filosofia di genere», spesso senza informare i genitori che, qualora coinvolti, li bocciano. E benché si percepisca «scetticismo e a volte sconcerto», sulla questione si avverte anche una certa «torpidità», all’insegna della regola che nel privato si fa quello che si vuole.
Twitter @DanieleBovi

un rigurgito di pregiudizi oscurantisti. complimenti
ahahahahhahaha