di Ivano Porfiri
«A rischio con questa riforma ci sono i servizi ai cittadini, è questo che ci preoccupa, oltre alle ripercussioni sui lavoratori e le loro famiglie». Si sono riunite e hanno stilato insieme un documento, le Rsu delle Province di Perugia e Terni. Su di loro pesa la spada di Damocle della soppressione dell’ente ternano, ma anche e soprattutto il taglio di risorse e competenze previsto con la spending review.
L’assetto a due Province Ed è proprio questo procedere con l’accetta, più che la conservazione delle due Province, la cosa che temono di più i lavoratori. «Bisogna dire le cose come stanno – afferma Giovanni Roncatelli della Rsu della Provincia di Perugia – il taglio delle Province è un’operazione di cassa e non una ridefinizione degli assetti istituzionali. Noi chiediamo di partecipare, invece, a un riassetto complessivo senza porre veti a prescindere: sulle dimensioni degli enti si può discutere, non si può prescindere però dal mantenimento dei servizi ai cittadini». Da Terni c’è poi chi sottolinea come «l’abolizione della Provincia comporterebbe inevitabilmente un ridimensionamento della rappresentanza sul territorio». Senza Provincia, dunque, il taglio del personale – a parere della Rsu – sarà automatico.
Appello al Cal Quindi i lavoratori, in un documento unitario, fanno appello al Consiglio delle autonomie locali (l’organo che entro il 17 settembre dovrà elaborare una proposta da sottoporre poi ai comuni e alla Regione che un mese dopo la invierà al governo) perché definisca «una proposta di riassetto territoriale ed amministrativo della Regione» che «dovrà tenere conto dell’esistenza di un ente intermedio di area vasta qual è la nuova Provincia».
I servizi a rischio L’attacco di Rsu e sindacati (Cgil, Cisl e Uil erano presenti alla conferenza stampa) va soprattutto a una «riforma fatta senza pensare ai servizi al cittadino». Attualmente, le Province gestiscono circa 5 mila km di strade, 200 edifici scolastici, parchi, demanio idrico, polizia provinciale. «Il problema principale – sostiene Fabrizio Fazi della Rsu della Provincia di Terni – è che con una riforma confusa si rischiano sovrapposizioni con le competenze delle nuove Unioni speciali dei comuni. Noi chiediamo di essere coinvolti nella discussione, e soprattutto se ci saranno mobilità di essere seduti ai tavoli che le gestiranno». Intanto viene rimarcato come già nel 2012, le Province dovranno garantire gli stessi servizi con oltre 10 milioni di euro di trasferimenti in meno.
Sindacato con le Rsu Tra i sindacalisti che hanno condiviso il documento delle Rsu, Claudio Ricciarelli della Cisl, rimarca come «si debba realizzare una coraggiosa semplificazione istituzionale, anche prevedendo la fusione dei piccoli comuni, ma bisogna ponderarla bene. Non diciamo che si debba fare una riforma per il personale pubblico, ma neppure una contro». Vanda Scarpelli (Fp Cgil) rimarca come la preoccupazione è che «dal tavolo spariscano i lavoratori: le riforme sono necessarie e si devono fare velocemente, ma le Province devono rientrare nella riforma endoregionale altrimenti il rischio è la confusione». Per Angelo Garofalo (Uil Fpl) la riforma è «confusa e poco coraggiosa: si doveva affrontare un riassetto degli enti intermedi, invece si è proceduto a un taglio lineare»

