di M.T.

E’ di appena poche ore l’ultimo importante approfondimento giornalistico sulle proprietà degli oligarchi russi in Umbria. E su come queste possano rappresentare un crocevia di ingerenze, se non di attività di dossieraggio, da parte dei russi, non soltanto verso gli inglesi, tramite le documentate presenze dell’ex premier e ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, ma verso il resto d’Europa. A poche ore appunto, dall’inchiesta di IrpiMedia, arriva su ‘Sette’ del Corriere della Sera, l’affondo di Roberto Saviano. Inutile ogni spiegazione sul peso di una simile attenzione verso la piccola Umbria. Saviano ripercorrendo il libro edito da Laterza, scritto a quattro mani da Jacobo Iacoboni e Gianluca Paoluci, si sofferma su quello che gli appare come l’elemento più allarmante: «L’Italia terra ‘di pascolo di spie russe’». Spiega come la Russia di Putin abbia «letteralmente comprato una fetta d’Italia rendendosi influente nelle banche e nelle aziende». E parla di «un paese compromesso» che viene «raccontato molto poco». L’esempio più eclatante è proprio quello delle proprietà in Umbria dei Lebedev, Alexander, padre ex agente dei servizi segreti russi ed Evgeny, figlio, editore dell’Evening Standard, descritte come «teatro di feste assai spericolate, alle quali il primo ministro inglese Boris Johnson si è recato solo e senza scorta, oggetto di possibile kompromat, dossieraggio da parte dei servizi segreti russi».

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