di M.T.

Sulle ville dell’oligarca russo Alexander Lebedev, dimissionario dal Kgb dal 1992, gestite dal figlio Evgeny e frequentate, in molte occasioni, dall’ex ministro degli esteri, poi premier, Boris Johnson, si accendono i riflettori di IrpiMedia (investigative reporting project Italy). I giornalisti Cecilia Anesi e Ludovico Tallarita, hanno ripercorso le numerose relazioni tra i russi e gli inglesi, ma anche le acquisizioni di proprietà in Umbria che, a parere degli 007 italiani, sono parte di una strategia di influenza politica che dimostrerebbero, come Lebedev, potrebbe non avere mai smesso la propria attività al servizio del potere russo. Una articolata ricostruzione, di episodi, come i numerosi pubblicati anche su Umbria24, che vedono protagonista Boris Johnson, padre e figlio Lebedev, ma anche il console greco a Perugia (e suo figlio) e personaggi di primo peso nella politica e nell’economia internazionale.

L’inchiesta, ridisegna l’attività dei Lebedev in Italia, da quando hanno acquisito, con proposte irrinunciabili le due proprietà in Umbria, fino ai festini all’interno del castello di Procopio e ancora, i retroscena dell’ingerenza russa in Inghilterra, gli interessi in Italia compresi quelli rivolti al settore energetico, in particolare del gas, l’acquisto di giornali: dal Novaja Gazeta al The Indipendente e Evening Standard, il sostegno alla scalata di Johnson. Non sono in pochi a sospettare che quelle dimissioni del 1992 dal Kgb, da parte di Alexander Lebedev, poi divenuto grazie a operazioni finanziarie in Inghilterra tra gli uomini più ricchi del pianeta, siano solo fittizie. Tra questi ci sono senz’altro gli 007 italiani che, come ricostruisce IrpiMedia hanno osservato la sua presenza in Italia dal 2008, particolarmente le sue frequentazioni nelle ville umbre.

Tra le righe dell’inchiesta si legge «…sono state rinvenute diverse lettere scritte da Lebedev senior e indirizzate a Vladislav Surkov, uno dei consiglieri più fidati di Vladimir Putin e una delle menti dietro l’occupazione della Crimea. Si tratta di lettere scritte poche settimane dopo l’invasione del 2014, in cui Lebedev invita i leader mondiali a prendere parte a una conferenza di pace in una struttura di sua proprietà in Crimea». Poi, ancora attraverso l’Umbria, la ricostruzione dei servizi segreti italiani, nel rapporto del Copasir. Irpi scrive: «Lebedev sarebbe stato coinvolto anche ‘in tentativi di Gazprom (e del governo russo, suo principale azionista) di acquisire una posizione di controllo sulla filiera mondiale della distribuzione delle risorse energetiche’. L’oligarca avrebbe lavorato per aprire nuove relazioni energetiche in Italia, in particolar modo per quanto riguarda il progetto – ormai abbandonato – del gasdotto South Stream. Nello specifico, per perpetrare gli interessi russi in Italia, Lebedev si sarebbe avvalso dell’allora console onorario di Grecia, Nikolaos Christoyannis, all’epoca di stanza a Perugia. Un uomo che conosce bene il panorama italiano: la sua attività consolare in Italia è attestata sin dal 1986. Secondo il Copasir, Christoyannis avrebbe accompagnato Alexander Lebedev in molti dei suoi viaggi italiani e sarebbe stato ‘all’uopo indottrinato’ dai russi. Ma c’è di più: la nostra intelligence pone in diretta relazione l’arrivo dei Lebedev in Umbria nel 2008 con la nomina di Christoyannis a direttore del ramo aziendale greco della Ghizzoni Spa, una società con sede a Ferrandina, in provincia di Matera, specializzata nella produzione di condotti ad alta pressione per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto oltre che nella costruzione di stazioni di pompaggio e compressione del gas stesso.  La Ghizzoni avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione del gasdotto South Stream, un progetto controverso anche perché prevedeva una joint-venture tra Eni e Gazprom». Sempre IrpiMedia aggiunge: «Il legame tra la Russia e la famiglia Christoyannis coinvolge anche Konstantinos, figlio di Nikolaos, succeduto al padre come console onorario di Grecia a Perugia nel 2013. Konstantinos, oltre a partecipare a eventi in Umbria che promuovevano interessi convergenti tra Italia, Grecia e Russia, è stato supervisor legale delle elezioni presidenziali in Russia nel 2018, oltre che della privatizzazione del porto di Salonicco, acquistato dall’oligarca greco-russo Ivan Savvidis». L’inchiesta continua anche sulle relazioni tra il figlio di Alexander, Evgeny appunto, i riconoscimenti ottenuti in inghilterra e le preoccupazioni espresse a riguardo che avrebbero spinto cariche istituzionali a spingersi fino alla Regina Elisabetta nel tentativo di bloccarle.

Nell’inchiesta emerge anche come i Comuni di Città di Castello e Perugia si siano opposti alla richiesta di accesso agli atti «per poter visionale le pratiche edilizie del Castello di Procopio e di Palazzo Terranova». I giornalisti, oltre a sottolineare il fatto che a firmare l’opposizione sia stata «una legale dello studio di Alessio Carabatta Tettamanti», azionista di minoranza sia in Santa Eurasia, società di Evgeny Lebedev, sia in Antognolla spa, di Andrey Yakunin (l’altro super ricco russo in Umbria), evidenziano come «la pubblica amministrazione» abbia «scelto di privilegiare l’interesse commerciale di un oligarca russo, invece di assicurare trasparenza, negando l’accesso ai documenti».

Leggi l’inchiesta

https://irpimedia.irpi.eu/boris-il-lord-e-la-spia-russa/

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