di Daniele Bovi
La vita di Andrea Loreni è quella di un funambolo zen. Piemontese, classe 1975, ormai uno degli artisti più affermati in questo settore, tanto da lavorare in molte città, Loreni sarà una sorta di nuovo Arturo Strohschneider, il tedesco che nel 1911 tenne tantissimi perugini con la testa all’insù. Più di un secolo fa l’equilibrista attraversò piazza IV Novembre camminando su un filo, e lo stesso farà Loreni l’8 e il 9 dicembre, la prima volta alle 17 e la seconda alle 16; un appuntamento organizzato dai commercianti del centro e dal Comune per festeggiare l’accensione delle nuove luminarie che in questi giorni vengono montate in centro storico. Adeguatamente protetto, Loreni camminerà in equilibrio su un cavo d’acciaio lungo 110 metri, dal diametro di 14 millimetri e a un’altezza di 25-30 metri. Il funambolo nel corso della sua carriera, cominciata nel 1997, ha affrontato numeri simili meno di dieci volte.
Come nasce l’idea dello spettacolo che farà a Perugia?
«Nasce credo quasi un anno fa da un’idea del designer Francesco Quintaliani, che ha una bottega. Aveva dipinto un quadro con l’impresa di Strohschneider e voleva far rivivere quel momento, così mi ha contattato e da lì è nato il rapporto con il Comune».
Ha già avuto modo di fare un sopralluogo?
«Sì, già da tempo, e devo dire che la piazza è molto bella… anche bella alta e lunga, non sarà facile tecnicamente, è da un po’ che non salgo su cavi così alti. Dai primi giorni di dicembre cominceranno i lavori, tenderemo il filo dal campanile di Palazzo dei Priori fino al sottotetto del Duomo. Sono molto affascinato».
Quante volte ha affrontato una piazza simile a quella perugina?
«Devo dire che non le ho mai contate, ma così grosse certamente meno di dieci. Non so ancora se sarò io a spingere simbolicamente il bottone per l’accensione delle luminarie, il 7 farò una prova e vedremo».
Come nasce in lei la passione per quest’arte?
«La risposta va articolata su due piani. In primis ho iniziato a fare spettacoli su strada nel 1997; allora usavo palline e clave, fruste e poi piano piano mi sono avvicinato alla corda, tendendone una di canapa tra due alberi. Da lì ho deciso di portarne una, di acciaio, per fare uno spettacolo e sono andato avanti qualche anno. Poi l’organizzatore di un festival mi ha chiesto se ero disposto a fare grandi traversate e così ho deciso di mettermi alla prova».
Insomma, da piccolo non pensava che avrebbe fatto questo una volta cresciuto.
«No. Una volta iniziato ho deciso di affrontare traversate sempre più alte e lunghe. Guardando un po’ indietro penso che era una strada che dovevo percorrere, e ora è la mia passione. Per me, che ho fatto studi di filosofia, è una strada di ricerca: c’è una verità logico-speculativa che mi interessa meno, e poi quella che sperimenti nel momento in cui vivi qualcosa, quando vivi nel qui e ora. È salendo sul cavo alto che ho iniziato a fare meditazione zen».
Qual è stato uno dei momenti decisivi per la sua carriera?
«Io sono nato in un piccolo paese vicino Torino e lì ho iniziato a fare arte di strada. Poi un giorno, a Milano, ho assistito a uno di questi spettacoli e mi è subito interessato per una serie di motivi. In primis perché si abbassano le barriere sociali: l’arte di strada crea uno scambio umano, c’è la libertà di stare in strada e quella di chi decide di pagare dopo aver assistito, non prima come succede per altri spettacoli o quando sei al ristorante, dove magari non mangi troppo bene ma alla fine paghi. Qui sta all’onestà di chi assiste».
Quali pensieri le attraversano la mente quando si trova lassù?
«Pensieri ci sono e a volte sono molto poco funzionali, dei pesi di cui ci si deve liberare; io non li ascolto e provo a concentrarmi sul presente, che alla fine è quello che ci è dato di vivere».
Dove lavorerà prossimamente?
«Sarò a Roma a dicembre poi a metà mese a Brescia. Nel 2019 invece c’è un progetto importante, quello di attraversare i Sassi di Matera, che in quell’anno sarà la città Capitale europea della cultura».
Twitter @DanieleBovi

Ho nella memoria, uno spettacolo del genere avvenuto in città nei primi anni 70’… non credo di averlo sognato; il tutto si svolse in Piazza della Repubblica… Esiste qualcosa nei vostri archivi o nei vostri ricordi?… Grazie….
Grazie Andrea
Grazie per avermi menzionato come ideatore dell’evento è averti contattato
Ma un grazie va obbligatoriamente all’Amministrazione, e non può essere diversamente, al nostro Sindaco Andrea Romizi
Fin da subito, quasi un anno fa, ha creduto nell’idea
Ti aspettiamo trepidanti non vediamo l’ora di vederti sul filo, come lo chiami tu