di Chiara Fabrizi
Guardia medica e consultorio. Sono due dei servizi attivi nella Casa della Comunità di Spoleto e comprensorio, allestita nella palazzina Usl 2 di via Manna, già punto di riferimento della sanità territoriale, ma oggetto di 330 mila euro di lavori di sistemazione finanziati col Pnrr, che sono stati inaugurati venerdì mattina. Coi fondi in questione in via Manna è stato anche allestito il cosiddetto Pua, punto unico di accesso, che permette la «centralizzazione delle informazioni e l’accesso ai servizi sanitari e sociali, integrando le attività assistenziali e garantendo un percorso di presa in carico personalizzato con l’aiuto di professionisti come assistenti sociali e infermieri».
Nella palazzina di via Manna, che da tempo ormai ospita una serie di servizi della sanità territoriale, prendono posto anche le due Aft di Spoleto (aggregazioni funzionali territoriali) – formate da medici di base che gestiscono le utenze in caso di assenza di quello di riferimento – ma anche l’ambulatorio prelievi e l’Adi (assistenza domiciliare integrata) col relativo coordinamento infermieristico.
Nella Casa di comunità di Spoleto, dove lavorano una sessantina di professionisti sanitari, ci sono anche una serie di ambulatori specialistici, molti dei quali erano già operativi, come il diabetologo e l’oculista, il nutrizionista e lo psicologo, il podologo e l’ortopedico. In via Manna, infine, anche le Centrali operative territoriali definita una sorta di «cabina di regia per i servizi socio sanitari che ha la finalità di garantire continuità e integrazione delle cure per i pazienti cronici e fragili, soprattutto a domicilio, connettendo ospedali, assistenze domiciliari e rete di emergenza-urgenza».
«Il futuro è già al lavoro con un modello integrato» ha detto la presidente Stefania Proietti, secondo cui da questo assetto passa la «rivoluzione dell’assistenza sanitaria territoriale» che punta a «fornire, tramite percorsi personalizzati e multidisciplinari, una risposta completa, efficace ed efficiente». E «centrale – ha detto sempre la presidente – sarà il ruolo delle Case di comunità nel nuovo Piano sociosanitario regionale come lo saranno i Pua pensati per chi ha maggiori difficoltà a orientarsi nei servizi, che spesso sono anche portatori di bisogni complessi».
Dell’intervento da 330mila euro finanziati col Pnrr ha invece parlato l’assessore regionale competente, Simona Meloni, spiegando che le risorse sono state spese su un immobile di proprietà della Usl per «una significativa riorganizzazione e rifunzionalizzazione degli spazi interni», che è stata coordinata dalla direttrice del distretto sanitario Simonetta Antinarelli. Più in generale sulla missione 6 del Pnrr Meloni ha detto che l’Umbria «probabilmente chiudrà con 20 Case di comunità, anziché 17 come era il progetto iniziali, e con 6 ospedali di comunità anziché 5, riorganizzando anche il lavoro sotto il profilo digitale e della strumentazione». L’assessore ha poi ricordato che gli «interventi al Pronto soccorso di Spoleto sono partiti sempre grazie ai fondi del Pnrr, oltreché al lavoro fatto dalla struttura della sanità regionale»
Dal canto suo il direttore generale della Usl2, Roberto Noto, ritiene che Casa di comunità e Pua «produrranno indubbi benefici per la comunità cittadina», mentre per il sindaco Andrea Sisti si tratta di interventi che «rappresentano strumenti fondamentali per l’attuazione di un modello di sanità territoriale integrata, in grado di migliorare l’accessibilità e il coordinamento dei servizi socio-sanitari».





