Festa della Famiglia

Oltre 500 persone al San Nicolò di Spoleto per la festa della famiglia. Mamme, papà, nonni, nonne e tantissimi bambini e ragazzi sono stati accolti dai volontari della Pastorale giovanile diocesana che organizza da quattro anni la manifestazione.

Festa della famiglia a Spoleto I più piccoli sono stati affidati a una equipe educativa della cooperativa Il Cerchio, mentre i più grandi hanno svolto attività con gli animatori della stessa Pastorale giovanile. Gli adulti, invece, nella sala grande del San Nicolò hanno dialogato sul tema della giornata, Misericordiando in famiglia, con monsignor Giovanni Tonucci arcivescovo-prelato di Loreto, con Luciano Moia  giornalista del quotidiano Avvenire e con i coniugi Antonella e Nicola Lops dell’associazione Retrouvaille. L’incontro è stato moderato da Francesco Carlini dell’Ufficio stampa della diocesi, mentre al confronto ha partecipato anche il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli.

«Famiglia significa compiere gesti contrari all’egoismo» A salutare tutte le famiglie della diocesi di Spoleto-Norcia è stato naturalmente l’arcivescovo Renato Boccardo: «Siamo qui per il gusto di stare insieme e dire che fare famiglia è bello, vale la pena, anche se non sempre è facile». La parola è poi passata a monsignor Tonucci: «Esercitare la misericordia in famiglia significa compiere gesti contrari all’egoismo, dovete capire che il vostro amore attuale è diverso dall’innamoramento; non vivete più la fase della cotta ma quella della stima, dell’affetto, della riconoscenza, del senso di responsabilità. Questo è vivere la misericordia nella coppia; so che è difficile e che è più facile magari dirsi frasi dolci, ma è ciò che dà stabilità, questo è amore con la “a” maiuscola, più ricco, più profondo». Il giornalista Moia si è concentrato sulla recente esortazione apostolica post-sinodale Amoris Lætitia di papa Francesco e ha illustrato alcune criticità sociali e culturali con le quali le famiglie devono convivere.

Moia spiega l’Amoris Lætitia  «Il Papa – ha detto Moia – ci chiede di integrare, discernere e accompagnare queste situazioni. È opportuno cambiare il linguaggio e trovare modalità nuove di approccio per presentare le stesse verità. La questione che Francesco pone non si riduce alla comunione si o no ai divorziati-separati-divorziati risposati (in Italia su 4 milioni di persone che vivono queste situazioni meno di un 5% è interessato ad essere reintegrato nella Chiesa), ma è quella di aiutare le famiglie a scoprire i valori autentici della vita. Bergoglio chiede di dare più forza alla famiglia in quanto unica via d’uscita dall’individualismo che rende l’uomo manipolabile, influenzabile, sottomesso alle mode, incapace di relazionarsi. La sfida quindi è parlare alle persone con linguaggi nuovi, convinti che non possiamo più fingere che alcune realtà non esistano». Al San Nicolò il giornalista ha ricordato anche una serie di dati a cominciare dal crollo dei matrimoni passati dai 600 mila all’anno degli anni Sessanti ai 190 mila attuali, numero ben inferiore a quello dei divorzi, ossia circa 280 mila l’anno.

Separati tornano insieme Al tavolo anche i coniugi Antonella e Nicola Lops che, hanno testimoniato come sia possibile “ricominciare” il proprio matrimonio anche dopo una separazione di sei anni. Sposati da 17 anni, due figli, da sempre praticanti, sono membri dell’associazione Retrouvaille, che da anni si dedica a seguire coniugi in stato di separazione. «L’inizio del matrimonio non è coinciso con le mie aspettative, ho tradito Antonella, chiesto la separazione e me ne sono andato da casa. Nei sei anni successivi ho riscoperto mia moglie, capendo che solo lei poteva darmi l’amore che cercavo». Ha proseguito Antonella: «La rabbia e il dolore mi facevano dire che tutto era finito. Quando Nicola mi ha chiesto di riprovare ero titubante e incerta, avevo paura di soffrire nuovamente, ma ho preso la decisione di affidarmi all’amore di Dio e da lì tutto è ricominciato».