L'ingresso in cattedrale di sacerdoti e vescovi (foto Fabrizi)

«A San Ponziano riconosciamo la protezione dal terremoto perché seppur tra la macerie di case e chiesta questa nostra terra non ha pianto vittime. Di fronte a catastrofi di questa portata gli uomini rinnovano l’esperienza bruciante della loto impotenza, ma scoprono anche una rinnovata la forza d’animo e grande umanità. Ci piace pensare allora al tempo che si apre davanti a noi come a una grande occasione per ricostruire insieme al patrimonio anche gli uomini, chiamati in qualche modo a stringere con urgenza un patto sociale e civile. Vogliamo pensare e sperare che la ricostruzione dia inizio senza inutili lungaggini burocratiche a una nuova stagione che riproponga virtù civiche e morali».

Folla in cattedrale per celebrare San Ponziano Questo il messaggio lanciato dal vescovo Renato Boccardo durante l’omelia del solenne pontificale con cui è stato celebrato il santo patrono di Spoleto. La tradizione vuole che la terra abbia tremato al momento del suo martirio, il 14 gennaio 175, mentre risale al 14 gennaio 1703, quando si ebbe la prima di una lunga serie di terremoti nell’Italia Centrale, che la devozione popolare gli attribuisce la profezia «Spoleto tremerà ma non crollerà». In Duomo sabato mattina al fianco di monsignor Boccardo hanno concelebrato sette vescovi nati nella diocesi di Spoleto-Norcia o legati alla stessa, è il caso del vescovo Riccardo Fontana che nella città del Festival ha vissuto il terremoto del 1997. Centinaia i fedeli che hanno partecipato alla festa liturgico in cattedrale, a cui non sono mancati naturalmente i sindaci, a cominciare da quello di Spoleto, Fabrizio Cardarelli, affiancato dal sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci, e dall’assessore regionale Luca Barberini. Presenti anche le massime autorità militari e civili del territorio, tra queste il presidente del tribunale, Emilia Bellina, il colonnello Paolo Piccinelli, il capitano Marco Belilli, il vice questore aggiunto Claudio Giugliano. «Siamo convenuti in questa basilica secolare “per vedere Ponziano”, affascinati dalla sua storia e dal suo messaggio –  ha esordito il vescovo Boccardo – il nostro santo, infatti, continua a parlare a Spoleto e alla sua gente e a ricordare a tutti che la vita è un dono e un impegno, una grave responsabilità».

Il dramma del terremoto Ricordando la tradizione e la profezia sulla protezione del santo patrono di Spoleto, il presule ha detto: «Noi gli riconosciamo la protezione nel fatto che, pur in mezzo alle macerie delle case e delle chiese, non dobbiamo piangere vittime. Da sempre i terremoti e le altre catastrofi naturali rendono pensosi gli uomini. E di fronte ad eventi di questa portata essi rinnovano l’esperienza bruciante della loro piccolezza e della loro impotenza. Ma anche scoprono ed esperimentano una rinnovata fortezza d’animo, il coraggio, la tenacia e – insieme – la pazienza e la solidarietà nell’aiuto vicendevole. E quindi la fede, che si manifesta nei gesti e negli atteggiamenti di una grande umanità». Poi, il Presule ha esortato a guardare avanti: «Ci piace pensare allora al tempo che si apre davanti a noi come ad una grande occasione per compiere un salto di qualità, per “ricostruire” – insieme alle case, alle chiese, ai luoghi del lavoro e dello svago – anche l’uomo “dal di dentro”. Occorre guardare avanti con sguardo lungo e alto, in uno sforzo condiviso di intelligenza e di comprensione; attenersi fedelmente non alle opinioni correnti e ai calcoli interessati ma a ciò che è vero, buono e giusto; non accontentarsi di un ottimismo senza fondamento ma alimentare e custodire la speranza. È urgente rinnovare in qualche modo un patto sociale e civile, riscoprire le buone ragioni per stare insieme, resistere alla tentazione dello scoraggiamento e della delusione, non lasciarsi abbattere dal moltiplicarsi dei segni di logoramento, visibili anche quando lo spazio pubblico si configura come mera palestra di incontro di interessi, nei cui confronti si cerca di procedere contrattualmente, fino al punto che gli interessi diventano pubblici e i valori vengono confinati nel privato».

Vescovo: «Con ricostruzione nuovo patto sociale e civile» Infine, un passaggio sulla ricostruzione: «Vogliamo pensare e sperare che la ricostruzione, di cui tanto si parla, dia inizio ad una nuova stagione che riproponga le virtù civiche come l’onestà, la volontà di servizio, l’impegno per il bene comune e l’attenzione agli ultimi, la salvaguardia dei diritti di tutti; una stagione in cui tornino a risplendere il coraggio, la sobrietà, la responsabilità, il dialogo, l’unità e contemporaneamente competenze, politiche e tecniche, da mettere insieme in un gioco di squadra, indispensabile per conseguire – senza inutili lungaggini burocratiche – quel risultato che tutti attendiamo e che esprima creatività e crescita per una autentica rinascita dei nostri borghi e delle nostre città. Alla intercessione immancabile del nostro antico Patrono, che non ci ha mai abbandonati, affidiamo il tempo che stiamo vivendo e le gravi responsabilità che ci attendono a livello ecclesiale e civile: la sua preghiera ci ottenga il dono della sapienza del cuore e l’energia necessaria per passare dalla facile verbosità alla difficile concretezza delle attuazioni e risvegli in tutti quelle potenzialità di bene capaci di rendere la vita bella, buona e ricca di frutti».

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