«Il nostro patrono si è trovato di fronte il paganesimo romano con i suoi godimenti disperati, le sue frenesie e la sua sottile tristezza, mali che la nostra epoca è tornata a conoscere col vuoto che preme nelle nostre case dai tg e da quella tv di Grandi Fratelli, dove davanti a una telecamera si recita il nulla. E dentro al costante rumore, giacché il silenzio è diventato intollerabile, c’è il vuoto in cui si insinua una fede liquida, una religiosità in cui si entra e si esce come da un party. Guardando all’uomo da questa prospettiva comprendiamo che una delle opere di misericordia che oggi appare particolarmente urgente ed importante è il servizio del bene comune che richiede sacrificio, rinuncia, dedizione».
Spoleto celebra San Ponziano Questo uno passeggio dell’omelia pronunciata giovedì mattina in cattedrale dall’arcivescovo di Spoleto, monsignor Renato Boccardo, nel corso del solenne pontificale per San Ponziano a cui ha partecipato una folla di fedeli, ma anche le massime autorità civili e militari della regione, dalla presidente Catiuscia Marini ai nuovi prefetti di Perugia e Terni, Raffaele Cannizzaro e Angela Pagliuca, fino al questore di Perugia Carmelo Gugliotta, il comandante della legione carabinieri Umbria, il generale Francesco Benedetto, il vicesindaco Maria Elena Bececco e alcuni sindaci dei comuni del comprensorio. La celebrazione eucaristica è stata animata dalla cappella musicale del duomo che ha fatto rieccheggiare l’inno di San Ponziano: «Ti celebriamo, martire santo, che offristi a Cristo la tua vita, nei tormenti fosti vincitore, della fede testimone; nel dubbio che tormenta il cuore ci sia sostegno la tua fede: la tua intercessione sia nostro conforto».
Duomo gremito di fedeli Poi monsignor Boccardo, affiancato da don Edoardo Rossi, seminaristi e ministranti, ha ricordato la figura del martire San Ponziano, decapitato nel 175 dc per non aver rinnegato la fede in Cristo: «Il nostro patrono – ha detto l’arcivescovo nell’omelia – si è trovato di fronte il paganesimo romano nelle sue sopravvivenze residue, le virtù che avevano portato l’Urbe al dominio del mondo intero erano poco più che un ricordo, mali che la nostra epoca è tornata a conoscere. Spoleto da sempre si affida alla protezione di San Ponziano – ha proseguito – secondo l’iconografia tradizionale, il santo martire a cavallo porta la bandiera con il segno della croce, quasi a dire che la città è da lui protetta e difesa, garantita contro ogni assalto esterno e interiore. La pietà popolare non attribuisce forse al nostro patrono la garanzia che ‘Spoleto tremerà, ma non crollerà’? E siamo convinti che la sua protezione si estenda ben al di là dei terremoti, mentre nel nostro mondo sembra diffondersi sempre di più il vuoto, quasi una progressiva desertificazione spirituale, come se là dove c’era una memoria, una pienezza, si andasse allargando il nulla».
L’omelia del vescovo Boccardo E poi: «Il vuoto preme nelle nostre case dai tg e da quella tv di Grandi Fratelli dove davanti a una telecamera si recita il nulla. E dentro al costante rumore, giacché il silenzio è diventato intollerabile,c’è il vuoto! È un deserto quotidiano che si allarga nell’abitudine, nelle piccole cose, generando quello smarrimento che spesso abbiamo addosso ma fatichiamo a definire. Il nostro deserto non è però dovuto unicamente a relativismo e individualismo, il pericolo più grave è invece una fede tiepida. L’abitudine di cristiani assopiti in una eredità di cui non riconoscono più la perenne novità straordinaria, una forma di religiosità liquida e “light”, in cui si entra e si esce come da un party. Questo deserto è anche roba nostra, è lo specchio di un torpore, di una smemoratezza., di un credere magari e andare a messa, uscendone però con una cauta riserva nel cuore, il Vangelo è una cosa e la vita un’altra».
Qui torna l’insegnamento di S. Ponziano che con l’eroismo del suo martirio ha seguito Cristo fino in fondo, senza tentennamenti e compromessi: «Guardando all’uomo da questa prospettiva – ha detto Boccardo – comprendiamo che una delle opere di misericordia che oggi appare particolarmente urgente ed importante è il servizio del bene comune che richiede sacrificio, rinuncia, dedizione. Qualunque forma esso assuma, anche quella sociale, politica, legale, civile, questo servizio chiama ciascuno di noi prima di tutto a vivere tali valori nella propria persona, nel proprio ambito, nel proprio ambiente, con uno stile di limpidezza, di imparzialità, di giustizia, di moralità. D’altra parte siamo consapevoli della nostra fragilità, sappiamo bene che in ciascuno si riflettono le contraddizioni, perciò è necessario richiamarsi non soltanto alla disciplina, ma anche a una educazione più profonda».
Processione rovinata dalla pioggia Nel pomeriggio, nonostante la pioggia, molti spoletini hanno nuovamente riempito la cattedrale per rendere omaggio a San Ponziano, amico di Dio, che ha seguito le orme di Cristo. Al termine dei Vespri si sarebbe dovuta tenere la processione – alla presenza, oltre che dei fedeli, di cavalli e cavalieri e dei membri delle associazioni di volontariato (questi ultimi hanno partecipato ai Vespri in Duomo) per riportare la sacra testa del Santo nella basilica a lui dedicata. La pioggia, purtroppo, non ne ha consentito lo svolgimento. «Essa – ha detto mons. Boccardo – non è nostra alleata, ci perseguita ma certamente non ci scoraggia». E ha invitato i presenti a compiere una processione ideale, che è consistita nella preghiera mentre l’Arcivescovo – con un corteo di automobili del Comune e delle Forze dell’ordine – ha riportato la reliquia nella Basilica di S. Ponziano, dove alle 18.00 è stata celebrata la Messa.
