di C.F.
La casa canonica di San Brizio (Spoleto) può ora accogliere famiglie sfrattate per morosità o colpite da grave disagio abitativo. Il progetto è della Caritas diocesana che coi fondi dell’8xmille del 2025 e in misura minore con risorse proprie ha sistemato l’alloggio e anche erogato contributi in favore di 40 famiglie vulnerabili sempre sotto il profilo abitativo.
L’intervento da circa 10 mila euro compiuto nella casa canonica di San Brizio è stato presentato mercoledì pomeriggio nella chiesa della frazione di Spoleto, dove è arrivato il vescovo Renato Boccardo e il direttore della Caritas diocesana, don Edoardo Rossi. Nell’abitazione che era del parroco sono stati, infatti, compiuti una serie di piccoli lavori e acquistati deumidificatori e una lavatrice, affinché le famiglie che utilizzeranno la casa possano trovare un minimo di comfort. Altri 18.700 euro, sempre provenienti dall’8xmille sono stati spesi, invece, per sostenere persone in condizione di vulnerabilità abitativa attraverso contributi che hanno coperto spese per utenze in distacco, richieste di rateizzazioni, traslochi, canoni di locazione, debiti pregressi e soluzioni temporanee in strutture alberghiere per sfrattati o persone senza dimora.
«Questa casa è a disposizione delle famiglie che hanno l’urgenza temporanea di avere un tetto», ha detto Boccardo, ringraziando sia «quanti hanno reso possibile tutto ciò che gli abitanti San Brizio: la vostra presenza è un’assunzione di responsabilità comunitaria verso chi è in difficoltà ed è molto bello. Questi gesti, semplici e non rumorosi, servono – ha concluso il vescovo di Spoleto-Norcia – ad arrestare l’egoismo, l’indipendenza e la superficialità che dilagano nella nostra società. Il bene è ancora possibile».
Il presule ha poi spiegato che un progetto analogo, rivolto però ai detenuti del carcere di Spoleto, è stato attivato a San Martino in Trignano (Spoleto). Qui la casa canonica, «dopo gli interventi di riqualificazione, è stata destinata a ospiti della Casa di reclusione di Spoleto che hanno avuto l’affidamento in prova in casi particolari». Un detenuto alla volta, dunque, alloggerà nell’appartamento accanto alla chiesa della frazione, dove nei giorni scorsi si è già trasferito il primo recluso. «Il progetto è nato per dare un’opportunità rieducativa e di reinserimento sociale a chi, giunto quasi al termine della pena, beneficia di un percorso alternativo alla detenzione», ha detto il vescovo di Spoleto-Norcia, sottolineando come anche a San Martino in Trignano «la gente sia stata molto generosa, donandoci ad esempio mobili, e sostenendo in silenzio questa iniziativa di carità. Il ragazzo ospite, dal canto suo, si sta già adoperando per aiutare in vari servizi nella Pievania, come ad esempio la pulizia degli spazi esterni».
