In Umbria sono 34 i minori segnalati nel primo semestre 2025 per rapina più dei 31 segnalati nell’intero 2024 e in crescita rispetto al 2014 (16), 37 per lesioni personali (75 nel 2024 rispetto ai 38 del 2014), e 14 per porto abusivo d’armi (15 nel 2024 in aumento rispetto ai 9 del 2014). Questo il quadro che emerge dal rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzata dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group Ets.
“(Dis)armati” Attraverso le voci di minorenni e neomaggiorenni, rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, magistrati, esperti, operatori del terzo settore e del sistema di giustizia minorile che accompagnano ragazze e ragazzi nei percorsi di reinserimento – con approfondimenti nelle città di Roma, Milano, Napoli, Bari e Terni – la ricerca restituisce una fotografia della violenza che è un grido profondo degli adolescenti e che interroga con urgenza il mondo degli adulti. Le voci e le immagini, riportate all’interno del rapporto di ricerca, sono state raccolte con la collaborazione del giornalista e autore Danilo Chirico, insieme al fotoreporter Alessio Romenzi e al regista e autore Vito Foderà.
Aumenta la violenza giovanile in Umbria Tra il 2014 e il 2024, emerge sempre dal rapporto, in Umbria è aumentata l’incidenza di minori segnalati per lesioni personali (+1,05 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni), rapina (+0,42 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni) e rissa (+0,32 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni). I minori segnalati per il reato di rapina sono l’1,05 del totale della popolazione tra i 14 e i 17 anni, lo 0,43 ogni mille quelli segnalati per porto d’ermi, l’1,14 ogni mille per lesioni personali e lo 0,46 ogni mille per minacce.
Focus su Terni Dal rapporto emerge che «in una piccola città come Terni, che da qualche anno vive profonde trasformazioni sociali, si assiste a rapine improvvisate o liti che nascono per questioni banali, dove spesso, insieme agli italiani, sono coinvolti anche minori stranieri non accompagnati o di seconda generazione. “Basta niente – racconta una ragazza – una parola, uno sguardo, una storia sui social”. Secondo le autorità locali, lo spaccio e i furti vedono una partecipazione mista, in una sorta di “integrazione antisociale” che risponde a dinamiche di emulazione e pressione sociale».
Il fenomeno della violenza giovanile Il viaggio compiuto da Save the Children per comprendere il fenomeno della violenza giovanile – con un’attenzione alla diffusione delle armi e al coinvolgimento dei minori nelle reti della criminalità organizzata – evidenzia come nell’ultimo decennio sia cambiata l’intensità e le modalità della violenza agita dagli adolescenti: più immediata, visibile, condivisa e amplificata anche attraverso i social media. Ma allo stesso tempo ci restituisce una “geografia della violenza” che mette in luce come le diverse tipologie di reati di natura violenta non abbiano una diffusione omogenea su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione maggiore di alcune tipologie in determinate aree del Paese. Sono aumentate rapine, risse e lesioni personali, con un’efferatezza “apparentemente insensata” che nasconde fragilità emotive diffuse e un progressivo svuotamento affettivo. Sebbene la violenza oggi appaia sempre più armata, sottolinea Save the Children, con l’uso di pistole, coltelli e armi improprie, gli adolescenti sono sempre più “disarmati” di fronte a nuove fragilità psicologiche e relazionali, spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze all’interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze. Preoccupa, inoltre, la crescita nel 2025 di minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa in alcuni territori.
Fotografia nazionale A livello nazionale, «osservando il dato di minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni dall’Autorità giudiziaria, emerge un progressivo calo, pari a poco più di un terzo negli ultimi vent’anni, passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Guardando invece al dato relativo ai minori e giovani adulti presi in carico dagli USSM, questi sono 23.862, in aumento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della permanenza prolungata nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’attuazione del c.d. “Decreto Caivano” (DL 123/2023, convertito in L.159/2023) che ha ampliato i casi di custodia cautelare per i minorenni e ristretto l’accesso alle alternative al carcere. Il 73% ha tra i 14 e i 17 anni e l’1% ha meno di 14 anni, i giovani adulti sono il 26%». Allargando lo sguardo all’Europa, «i minori e i giovani adulti in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o autori di reato, sono passati in Italia da 329 ogni 100 mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, e il valore rimane uno dei più bassi dell’area».
Maggiore diffusione delle armi tra i minori Secondo i dati forniti dal Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, argomento ancora il rapporto, «rispetto a 10 anni prima, nel 2024 sono aumentati a livello nazionale i 14-17enni denunciati o arrestati per rapina (3.968 nel 2024, più del doppio rispetto al 2014), lesioni personali (4.653 nel 2024 rispetto alle 1.921 del 2014), rissa (1.021 nel 2024, 433 nel 2014) e minaccia (1.880 nel 2024, 1.217 nel 2014) mentre diminuiscono i minorenni segnalati per il reato di associazione per delinquere (109 nel 2024, 406 nel 2014). Se nel 2024 il numero di minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa conferma il trend di 10 anni prima (49), il dato per il primo semestre 2025 (46) suggerisce una possibile preoccupante crescita nell’annualità». Inoltre i dati nazionali fotografano «una maggiore diffusione delle armi tra i minori – anche improprie – con un aumento da 778 a 1.946 dal 2019 al 2024 dei minori segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere e un picco di 1.096 nel primo semestre del 2025. I giovani intervistati per questa ricerca raccontano che girare armati fa sentire “più sicuri”, ma a volte anche “più nervosi”, altri lo fanno per status o come simbolo di potere».
