foto archivio (foto Umbria24)

di Dan.Bo.

C’è anche l’Umbria tra le dieci regioni italiane per le quali la Commissione europea ha aperto una nuova procedura d’infrazione a causa del superamento dei limiti del Pm10, ovvero delle polveri sottili. La Commissione ha messo nel mirino questi valori «in varie zone e agglomerati», in tutto 19, di Umbria, Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise e Campania. Secondo quanto noto fino ad ora, la procedura è stata notificata nello scorso luglio all’Italia con una lettera di messa in mora alla quale le autorità italiane devono rispondere, fornendo tutti i chiarimenti del caso, entro la fine di ottobre. In caso la risposta non dovesse convincere la Commissione, questa potrebbe passare alla seconda fase con un parere motivato in cui si invita l’Italia a mettersi in regola al più presto con le norme sulla qualità dell’aria.

Il piano Al momento non si conoscono la o le zone dell’Umbria oggetto del richiamo dell’Unione europea. Sul tema nel 2013 la Regione ha approvato il «Piano regionale della qualità dell’aria» che contiene un pacchetto di misure proprio per contenere l’inquinamento atmosferico e che individua, tra le aree con maggiori «criticità», quelle di Perugia, Terni, Corciano e Foligno. Nelle aree urbane di queste quattro città, almeno secondo gli obiettivi, nel 2015 dovrà diminuire del 70% il traffico pesante (oltre i 35 quintali); una percentuale che nel 2020 dovrebbe diventare del 100%. Passando in rassegna le misure più significative, in quelle quattro aree urbane entro il 2015 dovrebbe sparire, attraverso un sistema finanziato da incentivi statali e contributi regionali (i costi valutati nel piano sono altissimi, oltre i 40 milioni di euro), il 60% dei vecchi caminetti. Al loro posto dovrebbero essere installati sistemi ad alta efficienza.

TUTTE LE MISURE PREVISTE DAL PIANO

Le misure Sempre tra Foligno, Perugia, Terni e Corciano poi, gli automobilisti con vecchie auto (prima delle Euro 4) in inverno dovranno usare di più i mezzi pubblici: secondo il Piano infatti dal primo novembre al 31 marzo i quattro Comuni dovranno chiudere la circolazione ogni settimane per due giorni di lavoro consecutivi tra le 8 e le 20. Quella aperta dalla Commissione non è la prima procedura d’infrazione contro l’Italia sul tema smog, dato che nel 2012 una si era conclusa con la condanna della Corte di giustizia che ha confermato lo sforamento dei limiti nel 2006 e nel 2007 in 55 zone. L’esame dei dati fatto a qualche anno di distanza ha poi messo in evidenza come i valori in 13 di queste 55 zone siano stati, dal 2008 al 2012, troppo alti. Con la nuova procedura così a queste 13 ne sono state aggiunte altre sei che ora dovranno mettersi nelle condizioni di rispettare una legislazione che Bruxelles ha varato nel 2005.

Twitter @DanieleBovi

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