di C.F.

Torna il rosone sulla facciata della chiesa di Sant’Eutizio. Cerimonia venerdì mattina a Preci per la ricollocazione dell’opera ricostruita dopo un complesso lavoro di analisi e selezione delle macerie, oltre al rifacimento della parti mancanti, reso necessario dai devastanti danni qui provocati dai terremoti del 26 e 30 ottobre 2016. Nel complesso monastico ora sono in corso circa 22,5 milioni di euro di lavori per la ricostruzione non soltanto della chiesa, a cui si lavora ormai da tre anni, ma anche del monastero, del campanile e della rupe completamente franata.

Per far tornare al proprio posto il rosone nove anni dopo il sisma i tecnici hanno proceduto a interventi preliminari come spolveratura e pulitura, cui è seguita la realizzazione di documentazione fotografica anche con rilievo del degrado, quindi schedatura, studio e riconoscimento dei frammenti. Si è poi entrati nelle fase più operative di ricostruzione col consolidamento e unione dei frammenti, assemblaggio a secco degli elementi all’interno del laboratorio di restauro, rifacimento degli elementi mancanti e, infine, ricollocazione sulla facciata. 

«Rivedere i pezzi dispersi del rosone e della facciata rimessi insieme in armonia ci fa dire che la ricostruzione è possibile», ha detto il vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, che ha poi sottolineato come «il complesso abbaziale ci ricorda la sapienza per interpretare la vita e ci suggerisce che quanto qui vissuto nel passato può essere ancora riproposto in modalità diverse». 

Di «giorno importante per la comunità di Preci» ha parlato nel suo messaggio il sindaco Massimo Messi, costretto a casa da un’influenza, mentre la soprintendente Francesca Valentini ha invece sottolineato come la ricomposizione dei resti del rosone sia avvenuto nel «rispetto della storia e della autenticità di uno dei capolavori dell’arte romanica umbra». Il complesso intervento da 22,5 milioni di euro in corso nel complesso monastico è stato, infine, definito «un esempio di come la conservazione si possa sposare con la sicurezza attraverso la sperimentazione di tecniche ingegneristiche all’avanguardia» dall’ingegnere Gianluca Fagotti dell’Ufficio speciale ricostruzione della Regione Umbria.

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