
di Francesca Marruco
«Il fallimento delle due società in questione, (la Sirio Ecologica e la Compagnia dell’Ambiente, ndr) è l’epilogo di maldestre iniziative illecite che hanno visto interagire delinquenti abituali ed imprenditori senza scrupoli». Lo scrive il pubblico ministero Manuela Comodi nella sua richiesta di custodia cautelare al gip Claudia Matteini. In due righe spiega il crack delle due società dell’eugubino operanti nello smaltimento dei rifiuti sanitari, crack che hanno portato cassintegrazione e mancanza di lavoro. I «delinquenti abituali» sarebbero quegli uomini del clan Menzo, già condannati per l’omicidio dell’ex pentito Salvatore Conte, che, stabilitisi in Umbria, ripuliti abilmente del loro passato per entrare nei salotti buoni, oltre alle tradizionali attività illecite, grazie a teste di legno e mediatori, avevano anche instaurato contatti e fornito consigli agli «imprenditori senza scrupoli» oggi finiti in manette.
I vertici della Sirio in manette Venerdì mattina cinque ex amministratori della Sirio Ecologica e quattro sindaci revisori sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare che prevede il carcere per gli amministratori e i domiciliari per gli altri. A vario titolo, sono tutti accusati di bancarotta fraudolenta. In particolare quello che gli uomini della mobile di Perugia di Marco Chiacchiera hanno individuato sono una decina di operazioni grazie alle quali gli indagati avrebbero distratto ingenti somme di denaro. Milioni di euro fatti transitare da una società all’altra. Dalla Sirio Ecologica alla Compagnia dell’Ambiente. Mentre le due società fallivano, secondo l’accusa, questi uomini pensavano ad alienare fondi. Sono le oltre 120 pagine di intercettazioni telefoniche riportate a dare la misura «con la loro disarmante eloquenza di come gli amministratori della compagine imprenditoriale eugubina di cui è procedimento, abbiano finalizzato la loro attività professionale soprattutto alla realizzazione di attività fraudolente e distrattive per assicurarsi al contempo impunità e illeciti profitti dalle società da questi gestite e da tempo in evidente stato di decozione».
Intercettazioni, dichiarazioni e documenti Le intercettazioni, spiega la Comodi, «spesso prova principe[…] altro non sono che un elemento a riscontro di aquisizioni ancor più chiare e precise: le dichiarazioni di Salvatore Menzo, […] che dopo essere stato sottoposto a fermo per omicidio (di Salvatore Conte ndr )[…] decideva di collaborare, rendendo e confermando in varie fasi, dichiarazioni sempre più precise e concordanti che tracciavano un quadro probatorio di non comune chiarezza». Talmente chiare da divenire il «presupposto logico fattuale per interpretare» le conversazioni telefoniche. Oltre alle intercettazioni l’attività di riscontro conta anche moltissime acquisizioni documentali «che – scrive ancora Comodi – mai come in questo caso hanno costituito presupposto per ricostruire i fatti e le responsabilità, raramente così evidenti e schiaccianti».
La genesi dell’inchiesta «Il procedimento – scrive Manuela Comodi – trova la sua primaria origine dal rinvenimento del cadavere di Salvatore Conte ucciso e occultato dai suoi sicari[…]. Da quel momento veniva articolata una complessa attività d’indagine che conduceva all’individuazione e all’arresto di persone coinvolte in un’articolata associazione per delinquere per cui sono già state emesse sentenze di condanna.[…] In estrema sintesi si può affermare che la presenza di pluripregiudicati di elevato spessore criminale […]ha costituito sicuramente il presupposto per la commissione sul nostro territorio di una serie di delitti, anche efferati, costituendo gli stessi soggetti, un punto di riferimento di una poderosa serie di interessi illeciti». Il gruppo criminale operava in tradizionali attività illecite e in altre all’apparenza più pulite. Attività per cui lo scorso anno sono finiti in carcere alcuni colletti bianchi, Marco Carini, Vincenzo Borrelli, Carlo Contini e lo stesso Rocchini Claudio, nuovamente arrestato in questa indagine. Questo era il quadro in cui operava il gruppo criminale con varie rimificazioni. Ed è stato proprio dall’analisi delle ramificazioni che sono risultati i legami tra tale gruppo e Sirio Ecologica e la Compagnia per l’Ambiente. Quando gli inquirenti trovano quello stesso Claudio Rocchini in un ruolo di vertice, ruolo che avrebbe richiesto un minimo di competenze specifiche capiscono che c’è del marcio.
Teste di legno e amministratori: di cosa sono accusati Rocchini, che diventa amministratore di Compagnia per l’Ambiente, ha fatto da prestanome solo per coprire «almeno formalmente le responsabilità dei veri amministratori», che hanno distratto ingenti somme di denaro mentre le due società fallivano. Come scrive il gip Claudia Matteini in uno dei capi d’imputazione, gli amministratori «distraevano beni della Compagnia per l’Ambiente pari ad almeno 1.044. 965 euro, importo corrispondente alla perdita patrimoniale generata con la cessione dei macchinari alla Sirio, il cui valore contabile era di gran lunga superiore». Inoltre il pagamento avveniva tramite una compensazione consentendo a Sirio Ecologica di recuperare i crediti vantati nei confronti di Compagnia per l’Ambiente «preferendola – si legge nell’ordinanza – ad altri creditori».
Le conclusioni del gip Matteini Scrive la dottoressa Claudia Matteini che, ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, che «dal materiale probatorio acquisito emergono una serie di operazioni reciproche poste in essere tra la Compagnia per l’Ambiente , società controllata da Sirio Ecologica, e quest’ultima che nel tempo hanno avuto la finalità di svuotare i patrimoni societari delle stesse; operazioni ripetute nel tempo ed anche in epoche abbastanza lontane dalle dichiarazioni dei rispettivi fallimenti, circostanza che denota come la stessa attività imprenditoriale delle società fosse improntata non tanto a principi si economicità bensì a finalità del tutto estranee.[…] La piena consapevolezza dell’illiceità delle condotte emerge chiaramente dalla necessità di reperire un soggetto che avesse la carica sociale di amministratore coprendo, quindi, le singole responsabilità, escamotage questo del tutto inutile stante l’indiscussa individuazione degli amministratori di fatto».
