di D.B.
In Umbria 26,8 morti sul lavoro per milione di occupati nel primo semestre di quest’anno: un dato in crescita rispetto al 2024 e ancora ben sopra la media nazionale. A fare un quadro della situazione relativo ai primi sei mesi dell’anno è l’Osservatorio sicurezza e ambiente di Vega.
I dati Stando ai numeri, nel quadriennio 2022-2025 l’incidenza in Umbria ha oscillato su valori molto alti: 17 nel 2022, 30,4 nel 2023, 18,8 nel 2024 e 26,8 quest’anno. Dopo il picco del 2023, la regione ha registrato un calo temporaneo, ma il 2025 segna un nuovo peggioramento. L’Umbria si conferma così stabilmente tra le aree più critiche del Paese, con un indice superiore del 25 per cento rispetto alla media nazionale (15,1), facendo ormai stabilmente parte della “zona rossa” insieme a Basilicata, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania.
Il quadro nazionale A livello italiano, nei primi sei mesi del 2025 si contano 502 vittime sul lavoro, contro le 463 dello stesso periodo del 2022: un aumento dell’8,4 per cento in quattro anni. Le morti in occasione di lavoro sono passate da 342 a 362, mentre quelle in itinere da 121 a 140. Il tasso medio nazionale resta sostanzialmente stabile: 14,8 nel 2022, 14,7 nel 2023, 15,2 nel 2024 e 15,1 nel 2025. Ma dietro questi numeri la distribuzione è molto disomogenea. Il Trentino-Alto Adige è sempre in zona rossa negli ultimi quattro anni, seguito da Umbria, Sicilia, Abruzzo, Campania e Valle d’Aosta che vi sono entrate in più di un’occasione. In controtendenza Sardegna e Molise, che per tre anni su quattro hanno registrato i valori più bassi.
Chi rischia di più Gli uomini restano i più colpiti: la loro incidenza è salita da 23,4 nel 2022 a 24,8 nel 2025, mentre quella femminile è scesa da 3,0 a 2,1. Anche gli stranieri risultano molto più esposti, con un’incidenza passata da 24,0 a 29,8, a fronte di una riduzione per gli italiani (da 13,8 a 13,4). Tra le fasce d’età, il rischio più alto riguarda gli over 65: pur con un lieve calo dal 2022 (48,0) al 2025 (47,3), il livello resta quasi doppio rispetto ai lavoratori tra i 55 e i 64 anni. I comparti con più infortuni mortali sono manifatturiero, costruzioni, sanità, commercio e trasporti. I giorni peggiori per gli incidenti restano lunedì e martedì: nel 2025 il 22,7 per cento dei decessi è avvenuto il primo giorno della settimana.
Le dichiarazioni «Si tratta di una mappatura completa e indispensabile – commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio – per tutti coloro che operano nell’ambito della sicurezza sul lavoro, perché mostra le fragilità di un Paese in cui ancora oggi sul lavoro si muore e nel quale le vittime purtroppo sono in aumento». «Analizzando i primi semestri degli ultimi 4 anni, a livello nazionale l’incidenza – aggiunge – è passata da 14,8 morti per milione di occupati del 2022 a 15,1 del 2025. Un dato che mostra un incremento della mortalità che racconta comunque una situazione emergenziale purtroppo stabile nel nostro Paese».
Ennesimo incidente Ad allungare la lista degli incidenti avvenuti in Umbria, giovedì un uomo di 62 anni è precipitato da un’impalcatura all’interno della Comunità Incontro di Molino Silla, dove stava lavorando a interventi di manutenzione. Caduto da circa sei metri, ha riportato fratture multiple ma non lesioni agli organi vitali. Soccorso dal 118 e dall’elisoccorso Nibbio, è stato trasferito cosciente all’ospedale Santa Maria di Terni. I carabinieri di Amelia indagano sulla dinamica e sull’uso dei dispositivi di sicurezza obbligatori.
